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European Green Deal

Lo European Green Deal costituisce la nuova strategia di crescita dell’Unione Europea in tema di cambiamenti climatici, proposta dalla Commissione con una Comunicazione del Dicembre 2019[1].

Di fronte alle grandi sfide rappresentate dai cambiamenti climatici e dal degrado ambientale, l’Europa riconosce la necessità di trasformare la propria economia in modo che:

  • nel 2050 non siano più generate emissioni nette di gas a effetto serra
  • la crescita economica sia dissociata dall'uso delle risorse
  • nessuna persona e nessun luogo vengano trascurati

La strategia di crescita dell’UE, quindi, propone un programma di azioni che renda la nostra società non solo più ‘pulita’, ma anche più ‘giusta’, ‘prospera’ e ‘competitiva’, coniugando in sé i principi dello sviluppo sostenibile. E in effetti tale roadmap è considerata parte integrante della strategia della Commissione per attuare l'Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Come detto, dunque, il Green New Deal non solo mira a proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale e a proteggere la salute e il benessere dei cittadini dai rischi di natura ambientale e dalle relative conseguenze. Esso mette anche al primo posto le persone e tributa particolare attenzione alle regioni, alle industrie e ai lavoratori che dovranno affrontare i problemi maggiori, in quanto la transizione proposta deve essere giusta e inclusiva.

 

 

Più nello specifico, il settore principale su cui si incentra la strategia proposta dalla Commissione europea è rappresentato da quello economico. Per realizzare il Green Deal europeo, innanzi tutto, è necessario ripensare le politiche per l'approvvigionamento di energia pulita in tutti i settori: industria, produzione e consumo, grandi infrastrutture, trasporti, prodotti alimentari e agricoltura, edilizia, tassazione e prestazioni sociali. In ciascuno di questi ambiti, inoltre, è essenziale aumentare il valore attribuito alla protezione e al ripristino degli ecosistemi naturali, all'uso sostenibile delle risorse e al miglioramento della salute umana.

L'UE ha già cominciato a modernizzare e trasformare l'economia in senso green. Ad es., tra il 1990 e il 2018 ha ridotto del 23% le emissioni di gas a effetto serra, mentre l'economia è cresciuta del 61%. Tuttavia, mantenendo le attuali politiche, la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra si assesterà solo intorno al 60% entro il 2050; per tale motivo l’Europa ha già delineato un chiaro programma per rendere più ambiziosi i propri obiettivi in materia di clima, dichiarando di voler conseguire la neutralità climatica entro il 2050[2]. Per raggiungere tale obiettivo, è in primis fondamentale conseguire un'ulteriore decarbonizzazione del sistema energetico, dato che la produzione e l'uso dell'energia nei diversi settori economici rappresentano oltre il 75% delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE. La priorità deve essere data all'efficienza energetica, inoltre occorre sviluppare un settore dell'energia basato in larga misura su fonti rinnovabili.

 

Altro aspetto fondamentale su cui puntare per il perseguimento della neutralità climatica è l’economia circolare. Tra il 1970 e il 2017 l'estrazione di materiali a livello mondiale è triplicata ed è in continua crescita, costituendo fonte di gravi rischi a livello globale. In effetti, circa la metà delle emissioni totali di gas a effetto serra e più del 90% della perdita di biodiversità e dello stress idrico sono determinati dall'estrazione di risorse e dai processi di trasformazione di materiali, combustibili e alimenti. Del resto, benché abbia iniziato la propria transizione, l'industria contribuisce ancora al 20% delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE. Essa è ancora troppo "lineare" e dipendente dal flusso di nuovi materiali estratti, scambiati e trasformati in merci e, infine, smaltiti come rifiuti o emissioni. Soltanto il 12% dei materiali utilizzati proviene dal riciclaggio. Occorrono 25 anni – una generazione – per trasformare un settore industriale e tutte le catene del valore. Per tale motivo, per essere pronti nel 2050, le decisioni e le azioni dovranno essere assunte nei prossimi cinque anni.

Nell’ambito del settore industriale, lo European Green Deal dedica attenzione specifica al mondo dell’edilizia e a quello dei trasporti: se da una parte, infatti, gli edifici sono responsabili del 40% del consumo energetico europeo, dall’altra ai trasporti si deve un quarto delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE e il loro impatto è in continua crescita. A tale riguardo, è stato stimato che, per conseguire la neutralità climatica, sarà necessario ridurre le emissioni prodotte dai trasporti del 90% entro il 2050; bisognerà aumentare la produzione e la diffusione di combustibili alternativi sostenibili; occorrerà il contributo del trasporto stradale, ferroviario, aereo e per vie navigabili; il trasporto multimodale necessiterà di un forte impulso che aumenti l'efficienza del sistema; la mobilità multimodale automatizzata e connessa svolgerà un ruolo sempre più importante, insieme ai sistemi intelligenti di gestione del traffico resi possibili dalla digitalizzazione. Ma raggiungere la sostenibilità nei trasporti significa anche mettere gli utenti al primo posto e fornire loro alternative più economiche, accessibili, sane e pulite rispetto alle loro attuali abitudini in materia di mobilità; per questo la Commissione si è impegnata ad adottare nel 2020 una strategia per una mobilità intelligente e sostenibile che affronti questa sfida, senza trascurare alcuna fonte di emissione.

 

Aldilà del settore industriale, il Green Deal europeo dedica ampia attenzione al sistema agroalimentare. In questo campo, per la formulazione di una politica più sostenibile, nella primavera del 2020 la Commissione presenterà la strategia "Dal produttore al consumatore" e avvierà un ampio dibattito che coinvolgerà tutti i portatori di interessi.

Strettamente connesso al sistema agroalimentare (ma non solo) è il complesso tema della preservazione e del ripristino degli ecosistemi e della biodiversità. Gli ecosistemi forniscono servizi essenziali quali cibo, acqua dolce, aria pulita e riparo; attenuano le catastrofi naturali, contrastano parassiti e malattie, e contribuiscono alla regolazione del clima. Tuttavia, l'UE rischia di non conseguire alcuni dei suoi obiettivi ambientali più importanti per il 2020, come gli obiettivi di Aichi stabiliti nell'ambito della Convenzione sulla diversità biologica[3]. Per tale ragione, la Commissione sta lavorando alla proposta di una nuova strategia per la Biodiversità ‘post 2020’ da adottare entro fine anno.  

Parallelamente alla protezione degli ecosistemi e della biodiversità, la Commissione adotterà nel 2021 un piano d'azione per l'inquinamento zero di aria, acqua e suolo.

 

Chiaramente, le ambizioni del Green Deal europeo comportano un ingente fabbisogno di investimenti. Per questo, nel quadro del piano di investimenti per un'Europa sostenibile, la Commissione proporrà un meccanismo e un fondo per una transizione giusta, volti a non lasciare indietro nessuno. E proprio a tal fine, gli sforzi delle istituzioni dovranno essere accompagnati dalla partecipazione e dall'impegno del pubblico e di tutti i portatori di interessi. La Commissione riconosce come i recenti avvenimenti politici abbiano dimostrato che le politiche più audaci funzionano solo se i cittadini sono stati pienamente coinvolti nella loro elaborazione. Il posto di lavoro, riscaldare la propria abitazione, far quadrare i conti: sono queste le loro preoccupazioni. Se vuole garantire il successo del Green Deal e determinare cambiamenti duraturi, la Commissione deve dare ascolto alle istanze dei cittadini, che sono e dovrebbero rimanere il motore della transizione. Per tale motivo, la Commissione sta varando un Patto europeo per il clima che contempla tre modi di coinvolgere il pubblico nell'azione per il clima. In primo luogo, promuoverà la condivisione delle informazioni attraverso diversi canali e strumenti, tra cui eventi organizzati negli Stati membri sul modello dei "dialoghi con i cittadini" della Commissione. In secondo luogo, allestirà spazi fisici e virtuali in cui i cittadini possano esprimere le proprie idee e la propria creatività, collaborando a iniziative ambiziose a livello sia individuale che collettivo. Infine, la Commissione provvederà allo sviluppo delle capacità per favorire le iniziative dal basso in materia di cambiamenti climatici e tutela dell'ambiente anche attraverso moduli di insegnamento.

 



[1] Il Green deal europeo, COM (2019) 640 final.

[2] Un pianeta pulito per tutti - Visione strategica europea a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra, COM (2018) 773.

[3] La nostra assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale: strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020 (COM (2011) 244 def.)