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Premessa

 

La tematica proposta quest’anno è una vera sfida: crediamo di sapere molto, del nostro corpo, a volte ne interpretiamo i segnali ma altrettante volte li ignoriamo o li trascuriamo, lo curiamo a volte troppo in aspetti secondari e troppo poco in aspetti primari, ne forziamo i limiti oppure non ne utilizziamo le potenzialità…

E ancora: che cosa ne sappiamo davvero? Che “mestiere fanno” i reni piuttosto che la milza? Che relazioni ci sono tra cuore e polmoni, tra sistema nervoso e epidermide? E via di questo passo potremmo compilare centinaia di volumi di domande.

La “situazione di partenza” apre quindi a percorsi complessi, interessanti e ramificati.

Didatticamente parlando, potremo utilizzare tutte le possibilità che ci offre sia la didattica in presenza sia quella, oramai imprescindibile, a distanza.

Per guidare e accompagnare i nostri allievi dovremo anche ben sapere che cosa già sanno, quali mis-concetti hanno, creare con loro una base di saperi fondamentale: collocazione e funzione degli organi e degli apparati, relazioni tra essi.

La parola inglese misconception è interpretata solitamente come “giudizio erroneo”, “idea sbagliata”, ma anche “equivoco” o “malinteso”; si trova intesa anche nel senso più esteso di “concezione fallace”.

 

Usare i misconcetti

“È fondamentale tenere in massimo conto quello che gli studenti pensano/credono e conoscere quello che vedono, ascoltano, leggono, anche se leggono poco. Non c’è infatti apprendimento se non c’è aggancio con il loro mondo: senso comune, convinzioni personali, apprendimenti precedenti, credenze e abitudini proprie di ogni gruppo sociale o familiare…. È importante impegnarsi a conoscere tutto quel mondo di spiegazioni, di concezioni delle cose e degli eventi che ciascuno di noi, fin dai primissimi anni di vita, costruisce e porta dentro di sé, condizionando ogni successivo processo di apprendimento, come una profonda e ben radicata realtà interiore a cui ciascuno piega ogni realtà incontrata.

È importante non svalutare questo patrimonio di concezioni anche quando sono macroscopicamente scorrette, a volte ai limiti del ridicolo. Hanno una loro ragion d’essere, fanno parte del bagaglio al quale i nostri ragazzi, e anche noi, siamo profondamente attaccati. Sta agli insegnanti capirne le ragioni, e aiutare gli studenti a ristrutturare il loro sapere, utilizzando come “combustibile” per l’apprendimento tutto questo materiale. Rispettando l’errore, giustificandolo e facendone uso per imparare bene, si legittima il modo di pensare e di imparare dei ragazzi, ingenerando un clima di fiducia e rispetto che certo favorisce l’apprendimento.” (M.Vezzoli, C.Vicari “Biosfera- Biologia per il secondo biennio” – Risorse  per l’insegnante – ed Principato)

 

Per partire in maniera soft, far avvicinare gli studenti alla tematica, portarli a una riflessione metacognitiva su quel che sanno/pensano/pensano di sapere e contemporaneamente capire, noi insegnanti, “a che punto sono” i ragazzi, ci sembra interessante un semplice “espediente” che proponiamo, riprendendolo da un testo di scienze per le scuole secondarie[1]

 

Disegna una sagoma stilizzata del corpo umano e colloca al suo interno tutti gli organi che conosci, disegnandoli o anche solo scrivendone il nome. Fanne un elenco e descrivi le loro funzioni utilizzando il minor numero di parole possibile e mettendo un punto interrogativo qualora tu non le conosca. Conserva il disegno, per poter confrontare le tue conoscenze pregresse con quelle acquisite dopo lo studio di questa unità.

 

 

 

In gruppo, scambiandosi i disegni, i ragazzi risistemeranno le loro conoscenze. Naturalmente la revisione da parte dell’insegnante integrerà questa prima esplorazione.

Si può anche realizzare una sagoma unica, invitando i ragazzi a inserire organi e apparati con padlet[2].

Il lavoro può essere fatto in presenza come a distanza, utilizzando i le possibilità offerte dalle piattaforme.

Da un lavoro di questo tipo cominceranno a scaturire dubbi, incertezze, domande. Domande che verranno opportunamente gestite da insegnante e studenti insieme, per diventare proposte di studio di quello che non si sa e che è opportuno sapere, su cui poi costruire nuove domande finalizzate sia a nuovi apprendimenti sia a elaborare i materiali per il concorso.

 

Proposte di studio e nuovi apprendimenti

Non ci dilungheremo. È evidente che per “produrre una sezione di Focus” i ragazzi dovranno avere un’idea abbastanza chiara del corpo umano, in particolare della sua struttura gerarchica, dalle cellule ai tessuti agli organi agli apparati… e della collocazione dell’uomo nel grande subphylum dei vertebrati: Homo sapiens, classe dei mammiferi.

Sarà utile promuovere una riflessione condivisa sul fatto che, per affrontare la complessità del corpo umano, è “comodo” studiare separatamente le sue parti e le loro funzioni, facendo a pezzi la sua unitarietà. È fondamentale tuttavia insistere su questa unitarietà: il corpo umano è un sistema efficiente, in cui ogni parte è collegata con le altre sia dal punto di vista anatomico sia dal punto di vista funzionale. Nessuna funzione può svolgersi senza che contemporaneamente ne avvengano tante altre collegate; ogni organo, ogni apparato, ogni cellula influenzano gli altri organi, apparati, cellule… e l’intero organismo. La vita di un umano, come di ogni altro vivente, risulta dall’insieme delle molteplici interazioni tra tutte le sue parti.

Non andiamo controcorrente se vogliamo insistere, per questa fase e anche per le successive, sull’importanza di utilizzare, accanto alle diverse attività in classe e in rete, il libro di testo. Affiancato al monitor del pc il libro di testo sostiene un apprendimento più lento ma solido, basilare, che sedimenta con calma. Dobbiamo infatti promuovere apprendimenti a velocità diverse. Più veloci, nell’interazione in presenza e a distanza tra allievi, tra allievi e docenti, nella ricerca e condivisione di informazioni in rete. Più lenti, come già abbiamo detto, attraverso il libro di testo ed eventuali altri testi, attività che aiuta a consolidare e sistematizzare. È necessario che i ragazzi – e anche gli insegnanti – si abituino a correre lungo le veloci vie della rete. Serve però promuovere una pausa, un momento di lentezza e consolidamento, e qui torniamo appunto al libro.

Chi scrive peraltro naviga parecchio in rete e legge su e-reader, ma se deve “studiare” recupera il libro cartaceo.

 

Elaborare i materiali per il concorso

Lasciamo largo spazio alla creatività di studenti e insegnanti. Proponiamo solo qualche esempio.

 

Domande & Risposte e Quattro domande

 

Per Domande & Risposte e Quattro domande proponiamo alcune tematiche in cui si può agevolmente pescare e che si possono altrettanto agevolmente ridurre in pillole.

 

Perché il corpo umano è fatto così?

La domanda è di vastissima portata. I ragazzi potranno lavorare su alcuni punti chiave della storia evolutiva che ha portato Homo sapiens a essere come è, elaborando video, poster, e-book. E naturalmente “argomenti trattati in pillole” e/ o una “pagina con quattro domande”.

Ci sono moltissimi punti chiave nella storia evolutiva dei mammiferi e in particolare dei Primati e dell’uomo che possono essere analizzati. Proponiamo di far “esplodere” in un primo tempo questi punti chiave, per comprenderne bene il senso e poterli poi sintetizzare nei loro aspetti fondamentali, proponendo domante pertinenti e significative. Una sintesi interessante da consultare è “Sapiens. Da animali a dèi: Breve storia dell'umanità” dello storico e saggista Yuval Noah Harari[3].

 - Come si è arrivati alla stazione eretta e all’andatura bipede? L'australopiteco africano, nostro progenitore vissuto nell'attuale Sudafrica tra 3,3 e 2,1 milioni di anni fa, aveva una struttura scheletrica che gli permetteva ancora di vivere sugli alberi, ma già poteva permettersi un’andatura bipede. Quali modifiche sono via via intervenute nella struttura ossea e nelle altre strutture corporee?

-Quale straordinario processo ha portato l’uomo ad avere mani così speciali? Già l’australopiteco aveva mani capaci una presa sicura e insieme raffinata. Aveva il pollice opponibile, caratteristica di molti primati e anche di non pochi marsupiali. Non si trattava però di un pollice opponibile qualunque, ma di un pollice che può mettersi in contatto con la punta delle altre dita, permettendo anche l’uso abile di strumenti.[4]  

Usare strumenti vuol dire impegnare il cervello in attività complesse, che a loro volta stimolano lo sviluppo e l’apprendimento da parte del cervello: un grande passo verso l’ominazione.

Probabilmente già gli australopitechi usavano le loro mani per stringersi tra loro, per manifestarsi affetto e simpatia ma anche per minacciarsi e aggredirsi. Il che ci rimanda a una riflessione sul ruolo delle emozioni, che riprendiamo brevemente poco avanti.

- L’avventura del cervello: come è arrivato a essere così grande e complesso?[5] Interessante riflettere sul ruolo delle emozioni nell’evoluzione umana. Già negli anni ’70 del secolo scorso, i neurofisiologi cileni Humberto Maturana e Francisco Varela[6], sottolineavano come l’evoluzione naturale degli esseri umani ha un fondamento emotivo che la determina: i bisogni fisiologici e quelli relazionali. Sono le emozioni che ci guidano verso ciò che è buono per noi e ci allontanano da ciò che non lo è. Le emozioni fondano gli esseri umani e parlano di ciò che ci guida nel nostro processo evolutivo e vivente.

- Come è fatto e come funziona quell’organo, apparato… così complicato? Saranno i ragazzi a esprimere curiosità e dubbi.  Proponiamo di prendere in considerazione il percorso evolutivo dagli animali più antichi all’uomo di una struttura (organo, apparato…) difficile da capire. Un esempio è il rene, organo apparentemente complicatissimo ma la cui struttura e le cui funzioni si comprendono agevolmente quando se ne ripercorra la storia evolutiva, partendo dai nefridi degli invertebrati più antichi e, passando per il pronefro dell’embrione dei mammiferi e delle larve di pesci e anfibi, si arriva finalmente a capire quello straordinario groviglio di tubuli che è questo stupefacente organo, così importante da essere presente in doppio! E finalmente si riesce a rispondere a una domanda fatidica, a cui difficilmente le persone, anche acculturate, sanno rispondere: che percorso fa l’acqua che beviamo attraverso il nostro corpo, visto che non funzioniamo come … un semplice tubo? L’ostacolo a capirlo è proprio il “groviglio dei reni”. E perché questo organo è così indispensabile che quando non funziona bisogna pensare a trapianti, dialisi e quant’altro? Anche la struttura del sistema nervoso si presta a un percorso analogo, come l’evoluzione dei polmoni dalla vescica natatoria… e via di questo passo!

- Che cosa non funziona in maniera proprio liscia nel corpo umano, e ci dà qualche problema? I denti non sono granché specializzati, e troppo spesso ci danno guai. Ancora: è interessante analizzare il perché di tante fatiche per il parto, quando vediamo la maggior parte degli animali partorire senza grandi problemi e poi magari ripartire via veloci per la savana a brucare o prepararsi alla caccia. Qui dovremo rifarci all’andatura bipede e alla stazione eretta, per cui il bacino della donna deve essere “chiuso” per evitare la fuoriuscita precoce del feto, e quindi allargarsi oltre misura per la nascita: così il parto umano è diventato doloroso, realizzando per inciso la profezia biblica “tu partorirai con dolore”.

- Il corpo umano si difende: cosa conosciamo dei sistemi di difesa che il corpo umano fa scattare in caso di malattie e attacchi nocivi? In tempi di Covid19 il tema è di grande attualità. Interessante l’analisi storica di come si è arrivati via via a capire i meccanismi dell’immunità naturale e artificiale, alla messa a punto di vaccini e farmaci di vario tipo. Nomi noti come Edward Jenner, Louis Pasteur, Robert Koch, Alexander Fleming… e meno noti ma importanti come Ilja  Mečnikov, Paul Ehrlich, Emil von Behring… rappresentano tappe fondamentali. Che cosa hanno fatto e ottenuto nella loro vita di intense e tenaci ricerche per aiutare le difese naturali del corpo umano?

- Corpo umano e sport: che cosa è davvero sport? In che modalità e misura lo sport fa bene alla salute?

Su questo argomento si può sbizzarrirsi, tenendo ben presente che poi è necessario sintetizzare in pillole o in paginette… Tante domande possono scaturire: quali sport pratichiamo? Sport individuali o di gruppo? Quali differenze e quali concordanze di genere nello sport? Quando lo sport fa bene? Quando lo sport fa male? Quali sono gli sport che giovano all’armonia del corpo umano? Che fare per limitare gli effetti negativi degli sport “asimmetrici”? In epoca Covid 19 quanto ci manca lo sport? Che cosa si può fare invece?     …

 

L'intervista

L’intervista può essere fatta in presenza, ma in tempi di Covid19 bisognerà prendere in considerazione l’intervista a distanza. Può consistere nel semplice invio delle domande, a cui l’intervistato risponde per iscritto. Preferiamo però che anche l’intervista a distanza avvenga a voce, utilizzando Skype, WhatsApp etc. modalità con cui studenti e docenti hanno già familiarità.

 

Malgrado una certa diffusione nelle scuole, in particolare nelle secondarie di primo grado, l’intervista è spesso praticata in maniera impropria. Si tratta tuttavia di una metodologia preziosa perché, anche se realizzata a distanza, promuove competenze sociali e di cittadinanza e aiuta a superare difficoltà comunicative. È quindi necessario preparare gli studenti, dando indicazioni preliminari e facendoli esercitare, per esempio intervistandosi reciprocamente, intervistando adulti “a portata di mano” che si dichiarino disponibili (personale della scuola, gli insegnanti stessi, familiari di altri studenti etc.)

Trovare l’intervistato non è difficile come sembra: esplorando le conoscenze di docenti e genitori e dei ragazzi stessi di può arrivare a una persona che ha “qualcosa da dirci”. La cosa migliore è che i ragazzi contattino direttamente la persona da intervistare, per abituarsi a darsi da fare e a superare barriere che in realtà spesso sono solo immaginate. Riguardo alla tematica “corpo umano” possiamo proporre, ma solo proporre, un medico di base, uno specialista di medicina dello sport, un fisiatra, un fisioterapista, un insegnante di scienze motorie, un dermatologo estetico, un chirurgo plastico, un’estetista….

Sarà opportuno tener presente alcuni accorgimenti.

 

Ecco un piccolo decalogo senza pretese.

  1. Chiedersi cosa si vuol sapere dall’intervistato: potrebbero essere dati biografici, acquisizioni tecniche e scientifiche, ipotesi sul futuro etc. I dati biografici, proposti con discrezione e cautela, potrebbero riguardare il rapporto dell’intervistato con la propria corporeità, le difficoltà superate per affrontare attività impegnative dal punto di vista fisico ma anche psichico, eventuali disabilità o svantaggi etc;
  2. Se vi sono più intervistatori, accordarsi bene sull’ordine degli interventi;
  3. Registrare l’intervista chiedendo preventivamente l’autorizzazione all’intervistato. L’intervistato può chiedere di vedere la trascrizione, e ciò è spesso utile a completare e chiarire. Anche se si registra, è utile che gli intervistatori prendano appunti per mettere a fuoco spunti di particolare interesse;
  4. Predisporre una “scaletta” ma non irrigidirsi e porre le domande con una certa flessibilità, adeguandosi via via alle risposte dell’intervistato;
  5. Fare una domanda per volta. Una domanda “doppia” - come per esempio “qual è il suo sport preferito e per quali motivi lo consiglierebbe ai giovani?” “è vero che ci sono troppi pregiudizi su certi modi di alimentarsi? Quali sono secondo lei?” - mette in difficoltà l’intervistato che viene spinto a mescolare i due argomenti e a ridurre il contenuto di informazione della risposta. Oltretutto se la domanda è doppia o, peggio, multipla, l’intervistato può esprimere pareri opposti sulle diverse parti. È opportuno quindi separare la domanda nelle sue parti e porre domande distinte;
  6. Preparare domande brevi per evitare che l’intervistato si perda durante la risposta, cosa che succede anche a scienziati di altissimo livello;
  7. Evitare termini ambigui o che possano essere interpretati in modo personale: termini come poco/molto, grande/piccolo possono ingenerare confusione, perché non è facile interpretare cosa intende l’intervistato per “poco” o “molto” etc.;
  8. Fare molta attenzione a “imporre”, anche inconsciamente, il proprio giudizio morale o valoriale: “non crede che il tennis in quanto sport asimmetrico sia poco adatto ai giovani?” “non crede che i giovani mangino male?”  In domande così formulate traspare un giudizio di valore, e l’intervistato potrebbe trovarsi a disagio se non condivide l’opinione dell’intervistatore, e magari esprimere una risposta incerta per non urtarlo;
  9. Non interrompere o incalzare l’intervistato, aspettare che abbia terminato la risposta per chiedere eventuali chiarimenti, richiesta che sarà ridotta al minimo;
  10. Decidere prima come si vorrà presentare l’intervista: per il concorso sarà un testo, ma potrebbe essere proficuamente affiancato da un video, un fumetto, una mappa… fantasia e creatività, unitamente alla ricognizione delle risorse della classe, suggeriranno il “come”.

 

Prisma

Per la sezione del Prisma potrebbero cercare sui giornali risultati di ricerche scientifiche inerenti il corpo umano e riscrivere la notizia. Che cosa si scrive sui giornali del corpo umano? Quando e perché vi si fa riferimento? Cerchiamo notizie inerenti e sottoponiamole a critica. Dopo un approfondimento potrebbero essere “rivedute e riscritte” dai ragazzi.

È interessante anche analizzarle per capire quali tematiche relative al corpo umano e alla corporeità trattino in prevalenza. E anche qui rilevare luoghi comuni, misconcetti o addirittura vere e proprie bufale, che dovranno essere smontate con corrette argomentazioni.



[1] M.Vezzoli, C.Vicari – Biosfera – Principato, 2012

[2] https://it.padlet.com/

[3] Nuova edizione riveduta, Bompiani, 2014 – disponibile anche in e-book

 

[4] "Human-like hand use in Australopithecus africanus" (Uso della mano simile all'uomo nell'Australopithecus Africanus) della School of Anthropology and Conservation dell'Università britannica del Kent

[5] https://www.lescienze.it/news/2018/05/24/news/fattori_causali_cervello_grande_uomo-3994249/

[6] Humberto R. Maturana, Francisco J. Varela “Autopoiesi e cognizione. La realizzazione del vivente”, Marsilio,1985

“L'albero della conoscenza”, Garzanti, 1987