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Il giornalismo nella storia

 

Potrebbe essere molto difficile tracciare l’origine del giornalismo o determinare con esattezza quale Paese abbia creato il primo giornale. Per quel che gli storici riportano, si potrebbe addirittura far risalire l’avvento di tale attività agli antichi romani e ai loro acta diurna istituiti nel 59 a.C., da Giulio Cesare, avvisi pubblici in cui si rendicontavano avvenimenti di una qualche importanza. Gli acta decaddero con la fine dell’Impero e furono sostituiti da veri e propri diari in cui si annotavano le cronache e gli avvenimenti più importanti. La ripresa del commercio e della circolazione via mare verso il 1400 permise di far viaggiare le notizie allo stesso ritmo di merci e commerci, affermando come strumento principe la lettera, capace in prima battuta di ragguagliare mercanti e banchieri sui più importanti avvenimenti pubblici, fino a diventare vero e proprio strumento politico come fogli alla mano dei governanti. L’avvento della stampa a fine ‘400 segnò poi un’ulteriore svolta anche nel campo dell’informazione, in quanto consentì una intensificazione della diramazione delle notizie e una amplificazione del loro già intrinseco carattere pubblico. La stampa, primo potente mezzo di divulgazione, aprì la strada a cambiamenti determinanti nel campo della diffusione dei saperi e delle notizie, che scoprirono percorsi ancor più nuovi nei secoli a venire, a partire dalla comparsa dei media tra l’800 e il ‘900 fino al web di oggi. 

L’evoluzione è lunga e differente da Paese a Paese, ma si possono rintracciare in sottofondo alcuni aspetti che connotano il fare informazione nel tempo e nella storia. Si può dire che il giornalismo sia una pratica che prende spunto da una competenza inalienabile all’uomo, la comunicazione. Paul Watzlawick, teorico di metà ‘900, ci ha regalato alcuni capisaldi sul tema, tra cui il fatto che ciascuno sappia comunicare e non possa astenersi dal farlo, in quanto canale e capacità strettamente connessi con la sopravvivenza dell’individuo e della specie. Un altro autore di rilievo sulla materia, John Austin afferma che comunicare è fare, ovvero che la comunicazione non solo rappresenta e descrive il mondo, ma agisce sul mondo. Da qui si possono trarre alcune considerazioni utili per avvicinarsi a trattare il tema dell’informazione e del giornalismo: da una parte riconoscerne il carattere umano e pubblico, avendo in mente il bisogno sotteso di registrare, comunicare, riportare, spiegare ciò che accade attorno a sé agli altri; dall’altra il carattere performativo, che rende il giornalismo una produzione di cambiamento a livello individuale e sociale. Questo fatto lo si può riscontrare in tanti esempi, dalle sollecitazioni più personalistiche che possono avere un primo impatto a livello emotivo per poi radicarsi in credenze e opinioni, ai più grandi fenomeni di massa, tra cui, per citare qualche esempio, le recenti elezioni americane o il referendum inglese. Da ciò consegue che il ruolo dell’informazione, attraverso i diversi canali informativi, ha un peso determinante nelle vite dei diversi Paesi, e dovrebbe quindi essere svolto da chi, con impegno, competenze e responsabilità, sappia riportare i fatti con uno sguardo e una penna consapevole. Si può aggiungere però che l’informazione non solo produce effetti e cambiamenti nella realtà che descrive, ma ne segue anche le trasformazioni, si allinea con gli stili, i ritmi, i canali ed è specchio delle riflessioni del suo tempo, arrivando a risultati significativi o addirittura dirompenti.

 

 

Cosa è cambiato?

Sono stati tanti i cambiamenti sociali e politici che hanno avuto un impatto sulla modalità di circolazione delle notizie: dalla diffusione dei principi di uguaglianza sociale, di libertà di pensiero e di coscienza che si avviano ai primi del ‘700, che definirono il carattere pubblico della stampa e ne sancirono un diritto per il cittadino, alle politiche proprie di ogni Paese, che ne hanno direzionato nel tempo la diffusione in termine di censura, apertura o distorsione delle notizie.

Può essere utile in questa sede soffermarsi sull’analisi di una precisa fase storica che aiuta a inserire il giornalismo di oggi in una cornice più ampia e a definirne le dinamiche socio-culturali sottostanti: il passaggio dall’età moderna all’età post-moderna, dall’epoca del razionalismo al tempo del relativismo. La modernità si sviluppa nel Rinascimento e giunge a piena maturità con l'Illuminismo, epoca caratterizzata dalla convinzione che la ragione sia la via principale per tendere alla conoscenza del mondo e all'organizzazione della società. Tuttavia, le scoperte scientifiche frutto della stessa modernità, determineranno nel XX secolo una crisi profonda nell'impianto di idee della stessa modernità dando vita a nuovi concetti, tra cui quelli di incertezza e complessità, che sanciranno l’avvio dell’epoca post-moderna. La convinzione secondo cui la realtà sia unica e conoscibile in maniera univoca e obiettiva andrà a sostituirsi con un’idea di indeterminatezza, dove i canali di comprensione e conoscenza non possono più appartenere alla sola logica e al raziocinio.  La contemporaneità vive senza più credere che la realtà sia determinata ed esatta, ma che al contrario si sostanzi di un carattere mutevole dato dalle relazioni possibili ed esistenti. A fronte di ciò va scalfendosi l’idea che esista un senso ultimo e definitivo delle cose e si determina nell’orizzonte socio-culturale un relativismo esistenziale che si traduce in una perenne ridefinizione del ruolo dell'uomo e della sua identità.

 

Tutto ciò ha avuto certamente un impatto su tutti i campi del sapere, quindi anche sui tentativi giornalistici di offrire una lettura e una spiegazione ai fenomeni del mondo districandoli da trame complesse e ancorandoli ai capisaldi di obiettività e verità propri dell’informazione. Complice di questa nuova fase esistenziale dell’uomo è stato l’avvento delle tecnologie e la diffusone di Internet che ha sancito un’ulteriore perdita di confini, spingendo l’uomo oltre il limite fino ad allora imposto da carta, tv o radio, per accedere a stimoli, pensieri, risorse a livello globale e al di là di qualsiasi categorizzazione sociale. Se questo ha corrisposto in modo positivo a una democratizzazione del sapere, a un aumento delle possibilità pensabili e quindi a un avanzamento in termini di conoscenza e di sviluppo, ha tuttavia contribuito in maniera speculare a una frammentazione dell’individuo e a un disorientamento sociale.

Quindi, se inserito nel quadro di oggi, il compito del giornalismo appare sicuramente più complesso e difficile da direzionare. Anche nel ruolo di semplici lettori si può avvertire la difficoltà ad avere dei riferimenti saldi che permettano di non naufragare di fronte alla tempesta di informazioni accessibili.

Diventa quindi necessario sviluppare delle competenze e delle conoscenze in merito al funzionamento dell’informazione, che oggi sempre più viaggia su registri digitali, per poter agire sul web ed avvicinarsi ai fatti del mondo in modo critico e consapevole.

 

 

Sapersi muovere tra le trappole del web

Uno dei fenomeni in cui è facile incappare nel web sono le fake news, le notizie false o meglio definite come notizie “completamente inventate o manipolate per assomigliare al giornalismo credibile e attirare la massima attenzione del lettore”. La diffusione di notizie false è un fenomeno che accompagna il mondo dell’informazione da sempre, ma il peso che sta assumendo attualmente è travolgente perché rapida e dirompente è la diffusione virale delle notizie. Controllare la circolazione dei fatti on line è molto complesso e facilmente sfugge al controllo e alla critica di menti formate e attente. Le fake news possono diffondersi in diversi modi e secondo diversi canali, sia online, come attraverso video, blog, podcast, articoli, ma anche attraverso la stampa. La loro propagazione può essere volontaria, quindi per lo più agita da giornalisti con l’obbiettivo di influenzare l’opinione pubblica in virtù di ragioni economiche o politiche; ma può anche avvenire in modo involontario tramite i click di condivisione dei diversi lettori.  Sono molti gli esempi che hanno macchiato testate di giornale e scatenato il pubblico dei social web: dall’olio di palma, ai vaccini, al Blue Whale, che forse più di tutti dimostra la portata dirompente che questo fenomeno può avere e causare nella società.

Accanto alle fake news ci sono altri meccanismi che possono confondere l’informazione di oggi, come per esempio “l’effetto bolla” che si crea attorno alle ricerche digitali. La differenziazione delle notizie sarebbe solo un appannaggio del web, in quanto la loro diffusione avviene in realtà tramite un passaparola di click che sono determinati da somiglianze e rispondono a una logica di affinità emotiva. Per cui in realtà le opinioni e le notizie divergenti sono destinate a non incontrarsi e l’informazione rimane parziale e limitata. Per uscire da questa logica occorre avere bene in mente questo meccanismo ed essere guidati a esercitare la propria consapevolezza in merito a cosa si ricerca e cosa veicola la lettura e l’attenzione per una notizia.

Un altro fenomeno caro al giornalismo di oggi, ma in realtà esistente da molto moltissimo tempo, è il meccanismo della post-verità, intesa come la condizione che riferisce o denota, circostanze in cui fatti oggettivi sono meno influenti nel formare l’opinione pubblica di quanto non lo siano gli appelli all’emozione e alle credenze personali. Esperienze come il nazismo, ma anche altre di minore impatto, hanno testimoniato come l’uomo ed in particolare la folla, siano portati da meccanismi di funzionamento psicologico a perdersi nei diversi canali di apprendimento della realtà, prediligendo un registro marcatamente più emotivo a discapito del ragionamento o del raziocinio. Tutto questo insieme di conoscenze psicologiche ha contribuito a ricercare precise modalità, tramite scelte stilistiche più che contenutistiche, volte a influenzare e manipolare l’opinione pubblica. Secondo questo meccanismo il riferimento per l’informazione non sarebbe più tanto la verità o la non verità di una notizia, quanto piuttosto il suo essere o meno una novità.

 

 

 

 

 

 

Progetto “Shake the Fake”

L’informazione è uno dei principali pilastri su cui si fonda la società: è fonte di cultura e di opinione, bussola che orienta le scelte politiche e alimento dei fenomeni e dei comportamenti sociali. Una cattiva informazione può dunque avere un impatto pericoloso e dannoso sulle menti dei lettori e, a cascata, sull’orientamento di una determinata società. È dunque di estrema importanza fornire degli strumenti che permettano di orientarsi nella confusa informazione di oggi e diano la possibilità di riconoscere le “buone notizie” in termini di attendibilità e validità di fonti e contenuti.

Il progetto “Shake the Fake” propone un percorso formativo in cinque tappe volte a fornire gli attrezzi giusti per orientarsi nel mondo digitale e per stimolare uno sguardo critico e consapevole alle notizie del web. Le attività sono pensate in modalità laboratoriale e forniscono suggerimenti per attivare un confronto tra gli alunni e con il docente.

In particolare il percorso avrà come obbiettivi principali:

-        comprensione del ruolo dell’informazione nella nostra società e nella formazione di opinioni, comportamenti e scelte individuali, sociali e politiche;

-        analisi della natura diversificata delle fonti oggi accessibili in rete e valutazione critica nei loro aspetti positivi e negativi;

-        ragionamento sul proprio ruolo nella divulgazione delle informazioni e insieme riflessione critica sulle scelte effettuate in merito;

-        comprensione dei criteri e dei parametri su cui può costruirsi una notizia e di come riconoscerli in un articolo;

-        favorire una riflessione condivisa e pratica in merito alle competenze e alle conoscenze utili per sapersi orientare in modo critico e consapevole tra la dispersione di notizie nel mondo digitale;

-        allenare uno sguardo critico e attento per divenire lettori e fonti di informazione consapevoli.