imagihttps://osservatorionline.it/media///2019/03/giornale-sicilia.png

header

L’importanza dei valori nella comunicazione televisiva.

di Annarita Battista

Gli eventi legati alla pandemia da Covid-19 hanno messo in evidenza come l’informazione possa creare reazioni e trasformazioni nella società. “Parole fino a ieri derise o dimenticate come etica, responsabilità e regole vengono oggi invocate come i nuovi perni su cui incardinare la ripresa economica.” (Squizzato, 2010)

I linguaggi propri dei mezzi di comunicazione di massa e, in particolare della televisione, promuovono valori a cui la collettività aderisce.

La Rai, concessionaria del Servizio pubblico radiotelevisivo sulla base di un Contratto di Servizio, è tenuta ad occuparsi di un’ampia gamma di informazioni e si impegna nel Codice Etico[1] a:

  • offrire una programmazione di qualità rispettosa dell’identità valoriale del Paese e dell’Unione Europea e dei principali diritti inviolabili della persona,
  • operare con vigile attenzione e rispetto autentico dei valori di “libertà, completezza, trasparenza, imparzialità, pluralismo e lealtà dell’informazione,
  • garantire un contraddittorio adeguato, effettivo e leale, per assicurare l’informazione, l’apprendimento e lo sviluppo del senso critico, civile ed etico della collettività nazionale, la creatività e il rispetto della privacy e dei copyright,
  • conseguire efficienza produttiva delle risorse pubbliche.

A tal proposito, Fabrizio Salini, Amministratore delegato della Rai, ha ribadito, in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’Uomo dell’ONU (1948), che “La Rai ha sempre dato, e continuerà a dare, grande importanza ai valori fondamentali, diffondendoli in tutte le parti della società […] e sono le sole strade che possono portarci ad una società inclusiva, solidale e rispettosa”. 

Tra i fondamenti etici la RAI si impegna nei confronti della collettività anche a tener conto “dell’influenza, anche indiretta, che le proprie attività possono avere” e, fra tanti altri fondamenti, a non compiere azioni di abuso di potere.

Il Codice Etico prevede una struttura organizzativa che ne permetta la concreta applicazione. Nel caso della Rai è stata istituita la Commissione Stabile per il Codice Etico e prevede l’intervento dell’Organismo di Vigilanza, anche per gestire i casi di segnalazioni di presunte violazioni da parte dell’amministratore delegato e/o dei componenti l’organo di amministrazione e/o degli organi di controllo/vigilanza. Tutti gli esponenti aziendali e collaboratori esterni, che sono i destinatari del Codice possono inviare le segnalazioni alla Commissione[2].

In applicazione di tali principi il Codice Etico è stato aggiornato per includere espressamente l’impegno a non diffondere fake news e la creazione di una struttura anti fake news che si occuperà di controllare le notizie inerenti il delicatissimo argomento del Corona Virus e che possano costituire una bufala.

Nelle piattaforme televisive private subentrano obiettivi di competitività di mercato e bilanciamento degli interessi dei suoi stakeholders. Esse assumono l’audience e il fatturato pubblicitario come elementi decisivi per decretare il successo delle trasmissioni di punta. Effettivamente, l’innovazione è andata di pari passo con la transizione dello spettatore televisivo da ricettore passivo a consumatore, sia dei prodotti culturali scelti on demand, sia dei beni materiali acquistati per via dell’impulso generato dalle pubblicità o eventi di telemarketing. Questo determina le motivazioni dell’offerta e la preferenza di prodotti culturali in grado di generare, in ultima istanza, acquisti, e l’interattività non sana la disparità di ruoli tra emittenti e spettatori. Pur nell’apparente autonomia di scelta del fruitore, non è accertabile che questa sia libera da condizionamenti, visti i continui e incontrollabili stimoli.

Il servizio pubblico radiotelevisivo ha la funzione, sin dalla sua nascita, di mettersi al servizio degli italiani “rappresentandone le problematiche così come esse si manifestano nelle differenti articolazioni territoriali e culturali. L’identità di una nazione è conservazione della memoria del suo passato […] ma è anche una sostanza in continua mutazione.” (Squizzato, 2010)

Il fatto che gli spettatori a cui una rete televisiva pubblica si rivolge corrispondano alla popolazione di un paese, dona una cornice sociologica di rilievo rispetto alle logiche consumistiche di una Pay TV. Prova ne sono “trasmissioni come La grande storia[3] e La storia siamo noi, che fanno conoscere, soprattutto ai più giovani, il nostro passato, anche recente, mentre la fiction deve proporsi anche il racconto di figure e personaggi cui siamo debitori della nostra identità italiana.” (Squizzato, 2010)

Sicuramente la televisione non rappresenta più il principale mezzo di informazione e intrattenimento, ma la sua fruizione rimane una pratica diffusa e condivisa da un gran numero di persone. “La televisione viene usata anche come forma di apprendimento sociale […], per trasmettere valori da una generazione all’altra, per proporre modelli di comportamento, o, addirittura, per surrogare domesticamente forme più istituzionali di istruzione” (Bettetini et al., 2004).

Lo scenario è reso più complesso dall’intersezione tra la televisione e la rete, che ha creato nuovi modelli di business e nuove figure di mediazione[4]. Si pensi che anche la Rai si preoccupa di diventare una nuova televisione, mettendo in relazione il medium televisivo con le tecnologie digitali, con conseguente complessificazione delle scelte.

Il discorso televisivo si compie non solo nei linguaggi espressivi dei singoli prodotti ma anche nell’organizzazione del palinsesto. Il processo di produzione televisiva costituisce di per sé una mediazione tra realtà e la sua rappresentazione, mentre il processo di distribuzione, assolto dalle emittenti, si esplica maggiormente nell’organizzazione dei palinsesti e nel ruolo di “gatekeeping”, cioè filtrando e controllando i contenuti e le modalità (Bettetini et al., 2004). Tali processi creano, entrambi una categorizzazione implicita e, a volte involontaria, dei valori in cui lo spettatore si rispecchia, e determinano, pertanto, la qualità di una trasmissione televisiva.

E’ un terreno molto delicato. Il telegiornale stesso si è discostato dal modello tradizionale per tener conto della valenza informativa di elementi accessori alla pura informazione, unendo elementi razionali a suggestioni emotive, attraverso l’uso di immagini e capacità comunicative del conduttore, che possono costituire l’espressione o la contaminazione di valori. Difatti “i valori/notizia sono delle regole pratiche comprendenti un corpus di conoscenze professionali che implicitamente, e spesso esplicitamente, spiegano e guidano le procedure lavorative redazionali. […] Essi costituiscono dei chiari e disponibili riferimenti a conoscenze condivise sulla natura e gli scopi delle notizie”. (Tedeschi, 2010)

I telegiornali della Rai rimangono un appuntamento gradito da molti utenti e si sono arricchiti di supplementi (Tg1 economia, Tg2 Salute, Tg2 Costume e Società e tutte le edizioni regionali del TG3), però vi sono anche trasmissioni capace di offrire interessanti inchieste di attualità come Report, che è una trasmissione di Raitre, affidata a Milena Gabanelli e giornalisti freelance.

Anche la fiction e il Varietà sono difficili da incasellare nelle definizioni di finzione o informazione, teatralità e realtà. Il primo varietà trasmesso dalla televisione italiana fu Un, due e Tre con Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi, che debuttò nel 1954. Sono trasmissioni TV che fanno l’Italia.

Nelle fiction la costruzione della storia, dei personaggi, di un contesto e vicende conflittuali forniscono anch’essi informazioni sul senso di un’esistenza in rapporto a i valori, non facilmente decifrabili, e pungolano nell’intimo, generando una catarsi dello spettatore. La fiction può esplorare temi ricchi intrattenendo. Serie televisive, anche semplici come Un medico in famiglia o Don Camillo non stancano mai, perché umanamente attraenti e capaci di dare rispecchiamento.

La televisione coltiva così atteggiamenti di fondo, incide sulle relazioni e sulla visione del futuro. Ha avuto un ruolo determinante nella conformazione del pensiero collettivo, attraverso la rappresentazione di noi stessi, dei nostri sogni e dei desideri e questo spesso ha generato desideri di ingerenza da parte della politica nella rete televisiva italiana. Quindi, è importante che una rete pubblica si faccia garante di un progresso sociale, a patto che la sua gestione non venga ridotta in termini puramente economici, cioè analisi costi-benefici, indirizzata dal risparmiare e spendere poco. Il rischio potrebbe essere quello di rendere la Tv generalista, gratuita e dedicata a tutti, un contenitore di scarsa qualità, e l’accesso ad una Tv più colta solo a pochi, coloro che posso accedere a reti a pagamento.

“La primaria ed essenziale finalità a cui la Rai va dunque ricondotta: quella di fabbrica di informazione e messaggi capaci, come abbiamo visto, di creare nel cittadino una «consapevolezza critica» del presente.” (Squizzato, 2010) La televisione può avere un peso determinante dal punto di vista formativo, non più inteso come trasferimento di informazioni, ma come generatore di interesse per la realtà e per il mondo, che fa uscire dall’apatia e stimola la ricerca dei propri significati da applicare nella propria esperienza quotidiana, al di là delle chiavi di lettura proposte dal mezzo. L’effetto degli eventi sulla configurazione valoriale non è determinabile a priori poiché “è ovvio che una sit-com o un telefilm, un varietà o un telegiornale, non arrivino agli spettatori come se essi fossero tabula rasa di idee, valori, atteggiamenti, ed è anche giustissimo mostrare come questi valori, idee e atteggiamenti filtrino in modo significativo la comprensione, l’accettazione, la decodifica, l’apprezzamento o il rifiuto del singolo programma”. (Bettetini et al., 2004). “Il valore è il principio che guida la scelta fra modi, mezzi e fini delle nostre azioni.”[5] Per una cosciente fruizione dei media l’individuo dovrebbe riscoprire la sua capacità di autodeterminazione ed essere consapevoli anche delle contraddizioni. Tuttavia, “Internet e la telematica, l’immaginario e il mondo virtuale, non possono sostituire la rete reale di relazioni che dà corpo e sentimento all’esistenza dei singoli e delle comunità.” (Squizzato, 2010)

Per controbilanciare il potenziale effetto invasivo dei media sarebbe necessario coltivare e rafforzare lo spirito di comunità per uscire dagli individualismi e integrare con altri media, come il classico quotidiano o i libri.

Alla luce di tali considerazioni, un’attività proponibile agli studenti potrebbe essere quella di:

  1. Individuare i valori[6] trasmessi in un telegiornale della RAI;
  2. Confrontarli con il Codice Etico della RAI;
  3. Individuare i valori trasmessi in un telegiornale di un altro emittente;
  4. Confrontarli con il relativo Codice Etico;
  5. Trarre le considerazioni in un’attività partecipativa.

Si potrebbe continuare la ricerca su un quotidiano cartaceo e/o on-line.

 

Gianfranco Bettetini, Paolo Braga, Armando Fumagalli, Le logiche della televisione, Milano, F. Angeli, 2004.

Gilberto Squizzato, La tv che non c'è. Come e perché riformare la Rai, Apple Books. 2010

Enrica Tedeschi, I pubblici delle comunicazioni di massa: lezioni di sociologia della comunicazione, Roma, Altrimedia, 2010 (in particolare Lettura:Peter Goldin &Philip Elliot Making News, London, Longman, 1979)

 


[1]Il Codice Etico definisce norme etiche e sociali ai quali gli esponenti aziendali si devono attenere, dichiarando gli interessi specifici di riferimento e definendo le modalità concrete di applicazione e le modalità per assicurarne l’osservanza, specificando i provvedimenti attuabili per sanare disallineamenti. Potete consultare il Codice Etico della RAI qui: https://www.rai.it/dl/doc/1586535485463_Codice%20Etico%20_%20Marzo%202020.pdf

[2] Vi è una casella di posta elettronica dedicata: commissioneperilCodiceEtico@rai.it a cui i destinatari possono inviare le segnalazioni.

[3] La storia raccontata dal vivo attraverso immagini esclusive, le voci dei protagonisti, nei luoghi che hanno fatto il Novecento e non solo. Conduce: Paolo Mieli https://www.raiplay.it/programmi/lagrandestoria. Su Raiplay è presente anche ‘La Grande Storia Collecion’ delle stagioni precedenti.

[4] Si fa riferimento, ad esempio, ai Content Provider, che detengono i diritti sui prodotti, ai Service Provider, che includono oggi canali digitali e Library di video on line) e ai Network Provider.

[5] http://www.treccani.it/enciclopedia/valori_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/

[6] Per ottimizzare l’esercizio sarebbe molto utile basarsi su una consistente lista di valori, che si può trovare su internet. E’ bene che contenga molti valori (almeno 50) per analizzare anche le diverse declinazioni.