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Personal Coaching, Corporate Coaching, Small Business Coaching

di Annarita Battista

Dopo la comparsa dell'emergenza Coronavirus, la scuola si è imbattuta in un delirio dovuto all’urgenza di trasporre la didattica tradizionale nella didattica a distanza, che ha comportato tante sfide per la dirigenza e per gli insegnanti delle singole scuole, non solo per aspetti organizzativi ma anche emotivi. In tempi brevissimi si sono attuati cambiamenti repentini, in svariate modalità, che hanno portato i soggetti coinvolti fuori dalla propria zona di comfort delle proprie consolidate competenze. Ciò che ha consentito di attuare la didattica a distanza è stata la personale creatività e la disponibilità - spesso volontaria - etica e deontologica dei docenti. A volte questo ha generato una competizione tra docenti, nella sua accezione positiva e negativa. Tuttavia, ne è anche scaturita un’involontaria discriminazione nella popolazione scolastica, poiché alcuni studenti non hanno potuto usufruire della didattica a distanza per vari motivi: disagio culturale, sociale etnico ed economico, semplice libertà di opzione, dislocazione abitativa non coperta da connessione internet, indisponibilità delle postazioni familiari già occupate dallo smart working dei genitori. A queste si aggiunge la mancanza di competenze per utilizzare questi strumenti (spesso più piattaforme che si intersecano tra di loro), nelle famiglie e negli insegnanti, con l’esigenza di conservare, inoltre, un occhio particolare per gli alunni con bisogni educativi speciali e l’inclusività.

Questo stravolgimento ha reso definitivamente obsoleto il modello di scuola come luogo del “leggere, scrivere, fare di conto”, erogata in modo “versativo” (ossia top-down), ossessionata dalla performance e dalla conclusione del programma, basata sull’uso di quaderni e libri cartacei come strumenti unici e paradigmatici. La LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) spesso si riduce ad essere utilizzata, purtroppo, come un paradossale rafforzamento del setting frontale, anche perché gli studenti non sono ancora abituati ad interfacciarsi con essa. Dato l’attuale contesto socioculturale, in piena trasformazione, in cui i media digitali sono protagonisti, l’apprendimento dei più giovani aveva invece bisogno proprio di nuovi stili e nuovi ritmi di insegnamento, qualunque sia la modalità, visti i diversi ritmi veglia-sonno dei più giovani e della necessità di non sovraccaricare l’ippocampo e creare una situazione di stallo della memorizzazione. Affinché ci sia vero apprendimento è necessaria una vera ristrutturazione cognitiva, perché la mente ha bisogno di mettere in discussione visioni del mondo stereotipate.

C’è, quindi, una forte esigenza di aggiornare la didattica, in modo da far vivere l’apprendimento - al di là dell’obbligo ad esserci - come un’esperienza di valore e un’esperienza “social”, in cui coltivare il senso di appartenenza al gruppo creato in classe e alla scuola. C’è bisogno di portare in aula il virtuale, spesso senz’audio e video, o in presenza, vita, risate, rumore e sguardi, ricordando che il ruolo dell’insegnante e del dirigente vanno ben oltre, rispettivamente, la materia o l’istituzione scolastica.

Per queste ragioni, le maggiori preoccupazioni nella didattica a distanza non riguardano la qualità dei curriculum, che è simile ai corsi tradizionali e così sarà nel futuro, ma aspetti pedagogici della qualità del contatto ricevuto dal formatore e tra i formatori.

L’apprendimento è relazione flessibile, sensibile, solidale, perciò su di esso incidono aspetti non prettamente cognitivi. La centralità è nella persona, con l’ascolto e la discussione. L'educatore accompagna, sostiene motiva, indirizza.

Infatti, negli ultimi decenni tra le teorie dell’apprendimento ha avuto un ruolo dominante il costruttivismo, che si è contrapposto all’istruttivismo, spostando l’attenzione dal ruolo istruttivo del docente alla centralità dello studente nel processo di apprendimento e di costruzione di conoscenza attivo. Si è, infine, presentato un paradigma alternativo, l’enattivismo, in cui il focus è l’interazione tra il docente e lo studente nell’ambiente. L’estrapolazione dei significati dei contenuti da apprendere deriva da quella relazione e favorisce lo sviluppo della persona considerata nella sua interezza.

In questa direzione occorre orientare l’innovazione didattica, qualunque sia la modalità di accesso, perchè in realtà l’insegnamento di tutte le discipline si basa già su sistemi integrati, cioè la combinazione di più media, non necessariamente digitali, ma pur sempre dei media: alcuni tradizionali, come libri, manuali, giornali, internet, rappresentazioni; altri più recenti, come gli audiovisivi, strumenti della telematica (videoconferenze, telefono, fax, e-mail, ecc.), video connessione live.

I punti di forza della tecnologia, dell'apprendimento e dell'interazione sociale possono determinare l’autoefficacia percepita dagli studenti, e negli ultimi dieci anni molti autori hanno sottolineato i benefici dei social media per l‟insegnamento e l‟apprendimento.

In alcuni casi, i professori online sono addirittura più accessibili e meno stressati dei professori tradizionali, e non si percepiscono più deboli o meno qualificati dei professori che insegnano corsi tradizionali. Questo favorisce una buona percezione degli studenti anche sulle proprie capacità di apprendimento e autoefficacia.

Nell’educazione, che sia online o in presenza, la tecnologia è l’attuazione dei processi educativi, attraverso l'uso funzionale di strumenti e procedure specifici, basata sull'analisi e sulla valutazione dell'apprendimento e dell’insegnamento. Tuttavia, una buona didattica a distanza non coincide con la videolezione, né si può considerare la formazione un’applicazione di ricette predefinite.

La formazione a distanza, asincrona o sincrona, può differire dalla didattica tradizionale in quanto a tecnologia, linguaggi, modi, paradigmi, capacità e abilità coinvolte, risentendo dell’impossibilità di sfruttare a pieno la comunicazione non verbale e, a volte, della timidezza comunicativa dell’insegnante e degli studenti.

Inoltre, in questo tempo di dolore e di speranza, in cui si ha bisogno di cose alte e profonde, il servizio pubblico può svolgere un ruolo molto importante, come accadde nella ricostruzione del dopoguerra, quando televisioni pubbliche europee si assunsero il compito di diffondere e divulgare la cultura nazionale. 

Attualmente, la Rai - Radiotelevisione Italiana, che è la società concessionaria in esclusiva del Servizio Pubblico radiotelevisivo e multimediale, ha nella sua offerta alcuni canali - come Rai5 o Rai Cultura - che possono diffondere la grandezza e la bellezza delle arti, il cinema, la musica, il canto, il teatro, prodotto nei secoli e di cui i suoi archivi sono strapieni.

A tal fine, creando il nuovo portale, la Rai ha potuto aumentare la qualità tecnica e proporre una nuova offerta editoriale dedicata all’approfondimento culturale da offrire al pubblico ovunque si trovi, in ogni momento e su qualsiasi device. Il nuovo sito di Rai Cultura (www.raicultura.it) propone l’offerta culturale della Rai in rete divisa in sette tematiche (Arte, Letteratura, Storia, Musica, Cinema, Teatro e Danza, Filosofia, Scienza). Negli ultimi anni, la Rai, nello svolgimento del servizio pubblico, sta perseguendo, infatti, un progetto di trasformazione da broadcaster a media company[1], divenendo protagonista dell'epoca digitale per rispondere ai bisogni della società, con l’intento di differenziarsi dalle reti commerciali, dedicandosi a prodotti di nicchia ed agevolando la creatività nazionale. Questo periodo di crisi ha imposto di strutturare e donare un patrimonio di contenuti e nozioni utile non solo per il presente ma anche per il futuro, perché si avrà un impatto sull’innovazione didattica.

Sono stati introdotti due speciali: “Scuola@Casa - Introduzione alla didattica online”[2], in cui sono stati messi a disposizione approfondimenti su strumenti di supporto alla didattica on line, ma anche allo studio e alla ricerca, e “Scuola@Casa News”[3], dove vengono affrontate alcune questioni di rilievo emerse nel mondo della scuola. La prima sezione riporta una serie di video di approfondimento sui vari strumenti già annoverati tra le competenze di un buon insegnante, visto che già da tempo si concorda che le competenze mediatiche debbano essere contemplate tra le competenze trasversali di tutti gli insegnanti e degli educatori. La seconda mette in luce i punti di criticità, cioè la difficoltà di integrare la tecnologia con la relazione, come la spontaneità di rispondere a quello che emerge dalla classe e la facilitazione di cooperazione tra gli studenti e la creazione di comunità di insegnanti per scambiare informazioni, soluzioni, pratiche e metodologie, e sarà oggetto di continuo aggiornamento.

Esiste, inoltre, l'archivio della Rai[4] che contiene tantissimi contenuti della storia della comunicazione radiotelevisiva, antropologia e etnologia, architettura, arte, cinema, moda, cronaca, economia e finanza, fiction, filosofia, fotografia, gastronomia, giustizia, industria, impresa e produzione, istruzione, letteratura, medicina e salute, musica, natura e territorio, politica, religione, scienza e ricerca scientifica, sport, storia, teatro, tecnologia e vacanze.

Potrebbe essere un’ottima esperienza e uno stimolo alla creatività proporre ai ragazzi di utilizzare i media, sfruttando anche i contenuti multimediali citati precedentemente, con un’ottica interdisciplinare e con attività basate sulla flipped-classroom, il cooperative-learning, l’approccio laboratoriale e il peer-tutoring, per:

-     discutere sulle modalità di attuazione della didattica a distanza ed estrapolare schemi di evoluzione possibili;

-     progettare una lezione online condotta dagli studenti stessi;

-     produrre (individualmente o in gruppi digitali) elaborati testuali, grafici, operativi, audio e/o video e condividerli con il resto della comunità scolastica.

Potrebbe essere utile agli studenti sentirsi partecipi e responsabili del proprio apprendimento, per sviluppare empatia nei confronti degli adulti e accendere il loro desiderio di imparare e sviluppare la loro autonomia.

 


[1] È interessante sovrapporre questo passaggio, all’evoluzione dall’istruttivismo, (unidirezionale, assimilabile al broadcast) all’enattivismo (interattivo, assimilabile al concetto di Media company).

[2] https://www.raicultura.it/speciali/scuola2020/

[3] https://www.raicultura.it/raicultura/speciali/scuolacasanews/

[4]http://www.teche.rai.it