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«Ciance de’ viaggiatori di mestiere» sulle tombe degli uomini illustri in Santa Croce

di Lorenzo Mascheretti storico dell'arte, dottorando, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in collaborazione con Donata Grossoni Responsabile del servizio valorizzazione del Patrimonio culturale dell'Opera di Santa Croce

DOCUMENTI

Doc. 1. Madame de Staël, Corinne ou l’Italie, 1807, libro XVIII, cap. 3, pp. 387-388

Michel-Ange est le génie de sa propre école, car il n’a rien imité, pas même les anciens. Son tombeau est dans l’église de Santa Croce. Il a voulu qu’il fût placé en face d’une fenêtre, d’où l’on pouvait voir le dôme bâti par Filippo Brunelleschi, comme si ses cendres devaient tressaillir encore sous le marbre, à l’aspect de cette coupole, modèle de celle de Saint-Pierre. Cette église de Santa Croce contient la plus brillante assemblée de morts qui soit peut-être en Europe. Corinne se sentit profondément émue en marchant entre ces deux rangées de tombeaux. Ici, c’est Galilée qui fut persécuté par les hommes, pour avoir découvert les secrets du ciel; plus loin, Machiavel, qui révéla l’art du crime, plutôt en observateur qu’en criminel, mais dont les leçons profitent davantage aux oppresseurs qu’aux opprimés; l’Aretin, cet homme qui a consacré ses jours à la plaisanterie, et n’a rien éprouvé, sur la terre, de sérieux que la mort; Bocace, dont l’imagination riante a résisté aux fléaux réunis de la guerre civile et de la peste; un tableau en l’honneur du Dante, comme si les Florentins, qui l’ont laissé périr dans le supplice de l’exil, pouvaient encore se vanter de sa gloire; enfin, plusieurs autres noms honorables se font aussi remarquer dans ce lieu; des noms célèbres pendant leur vie, mais qui retentissent plus faiblement de générations en générations, jusques à ce que leur bruit s’éteigne entièrement.

Doc. 2. La Corinna ossia l’Italia della signora di Staêl Holstein, per Giuseppe Antonelli editore e libraio, Venezia, dalla tipografia di Alvisopoli, 1820, vol. V, pp. 79-81

Michelangelo era il genio della sua propria scuola, perché nulla ha imitato e neppure gli antichi. La sua tomba è nella chiesa di Santa Croce. Egli ha voluto che fosse situata in faccia a una finestra, d’onde poteasi vedere la cupola fabbricata da Filippo Brunelleschi, come se le sue ceneri dovessero esultare ancora sotto il marmo all’aspetto della medesima, che fu il modello di quella di San Pietro. La chiesa di Santa Croce contiene forse la più brillante assemblea di morti, che trovasi in Europa. Corinna sentissi profondamente commossa nel camminare tra quelle due fila di sepolcri. Qui v’è il Galileo, che fu perseguitato dagli uomini per avere scoperto i segreti del cielo; più lunghi Macchiavello, che rivelò l’arte del delitto piuttosto da osservatore che da uomo vizioso, ma le cui lezioni sono di maggior profitto agli oppressori che agli oppressi. L’Aretino, quell’uomo che ha consacrato tutti i suoi giorni alla buffoneria e non ha provato sulla terra nulla di serio fuori che la morte; Boccaccio, la cui immaginazione brillante ha resistito ai flagelli riuniti della guerra civile e della peste; un quadro in onore di Dante, come se i Fiorentini, che l’hanno lasciato perire nel supplizio dell’esilio, potessero vantarsi tuttora della sua gloria; finalmente molti altri nomi onorevoli si fanno parimenti osservare in questo luogo; nomi celebri nel tempo che vivevano, ma che rimbombano più debolmente in generazione, finché il loro strepito non si spenga intieramente.

Doc. 3. Opere edite e postume di Ugo Foscolo, vol. IV, Prose letterarie, parte IV, Firenze, Felice Le Monnier, 1850, pp. 32-33

Ella passa per Santa Croce in Firenze: afflitta di misero amore va a cercare conforto sui sepolcri de’ grandi Ingegni, che, pur troppo! piansero anch’essi, e forse più ch’altri, per infelici passioni: ed ora non mi par Metafisica. Se non c’essa vede in quella chiesa la tomba del Boccaccio, la quale sta molte miglia fuor di Firenze. Legge sopra un monumento Leonardo Bruni Aretino. Non fa caso del nome battesimale, né del casato: bastale ch’ei sia d’Arezzo, e compatriotta di Pietro Bacci aretino. Guarda il globo terraqueo, e i suoi abitatori: ad un’occhiata nell’universo contempla gli anni confusi coi secoli nell’eternità, e la scienza de’ tempi è per essa superflua a ordinare la scienza de’ fatti; né le importa che Leonardo nascesse verso il 1340, e Pietro nel 1490. Le importa di ragionare con filosofiche antitesi.

Né considerò che l’Aretino cognominato lo Storico ottenne un monumento, perché era d’antica gravità di costumi, e Segretario della Repubblica di Firenze, e Consigliere de’ Principi d’Italia, e uno de’ più benemeriti della letteratura europea; che Pietro Aretino cognominato l’infame era un ignorante che pasceva la plebe e i Principi di laide adulazioni e di oscenità e di calunnie; e non ottenne se non se quella fossa che nessuno nega a’ cadaveri; e nessuno più guarda, nessuno più sa dove sia.

Doc. 4. John Chetwode Eustace, A tour through Italy, printed for J. Mawman, London 1813, vol. II, p. 214

In the church of Santa Croce we find the tomb of Michael Angelo Buonarotti, the painter, the sculptor, the architect. It is graced with many figures; perhaps the name alone would have been its best decoration. In the same church lie the remains of Leonardo Bruni Aretino, and of Galileo, a more illustrious name. In another sanctuary reposes the Florentine Livy, Guicciardini, and in a third the Tuscan Tacitus Machiavelli. Of Boccacio, the modern Pertronius, we say nothing; the abuse of genius is more odious and more contemptible than its absence, and it imports little where the impure remains of a licentious author are consigned to their kindred dust. For the same reason the traveller may pass unnoticed the tomb of the malignant Aretino […].

Doc. 5. Opere edite e postume di Ugo Foscolo. Saggi di critica storico-letteraria tradotti dall’inglese, vol. II, Firenze, Felice Le Monnier, pp. 88-89

Ed infatti l’Eustace percorse l’Italia in compagnia di Corinna, e con essa entrò in una chiesa di Firenze dove giacciono le ossa dei grandi di Toscana. La Signora, notando due monumenti, giudicava, senza la minima volontà d’offendere, che gl’Italiani prodigarono onori  sepolcrali a chiunque mortale si fosse imposto alla memoria dell’umanità per qualsifosse modo. L’Eustace si affissa ai due monumenti, e subito scarabocchia nel suo giornale: “Niente del Boccaccio, il Petronio moderno. Abusar del genio è più spregevole ed odioso dell’esserne privo, e poco importa dove gl’impuri avanzi d’uno scrittore licenzioso sieno stati riconsegnati alle ceneri degli avi. Per la stessa ragione il viaggiatore può non curarsi della tomba del maligno Aretino”. Ma il fatto si è, che tali tombe non furono giammai nella chiesa, né tampoco nella città dove la signora di Staël e l’Eustace affermano seriamente di averle osservate. Il Boccaccio riposa lontano trenta miglia, sotto il pavimento d’una chiesa di campagna, non disturbato dalla curiosità e dalle ciance de’ viaggiatori di mestiere. Il maligno Aretino morì in Venezia incompianto, anzi esecrato; e niuno sa e cura di sapere dove, o se fosse sepolto.

CHIAVE DI LETTURA DEI DOCUMENTI

A partire dal XVIII secolo, la Toscana assume l’immagine di uno dei luoghi ideali per la formazione di una coscienza europea, tappa imprescindibile del tradizionale percorso educativo compiuto dai membri dell’aristocrazia continentale. Firenze e il suo territorio diventano meta di viaggiatori variegati: essi percorrono, descrivono, e raffigurano la città muovendosi lungo itinerari turistici in via di consolidamento. Uno di questi passa obbligatoriamente per la basilica di Santa Croce, a pochi passi da piazza della Signoria: i primi viaggiatori non paiono disposti a cogliere la bellezza severa di un monumento come Santa Croce, disinteressati spesso alle opere degli artisti cosiddetti “primitivi”, quali Cimabue e Giotto; ciò che li spinge a compiere un sopralluogo nel tempio francescano è piuttosto la presenza delle tombe degli uomini illustri, tra cui Michelangelo Buonarroti e Galileo Galilei.

Ancora in questo clima si colloca il viaggio in Italia compiuto tra il 1794 e il 1803 da Anne-Louise Germaine Necker, baronessa di Staël-Holstein, nota come Madame de Staël, il cui diario confluì nel romanzo Corinne ou l’Italie (1807), dedicato alla vicenda amorosa tra la poetessa Corinna e il nobile scozzese Lord Nelvil. A Firenze, dove è ambientata l’ultima e drammatica parte della vicenda, Corinna-Madame de Staël narra la propria visita alla chiesa di Santa Croce, evocata nella sua memoria dal nome di Michelangelo (documenti n. 1). Nella descrizione dell’interno di Santa Croce, l’autrice commette tre errori che si sarebbero rivelati negli anni successivi autentiche fake news, per la risonanza che ebbero.

Due di questi sono presto evidenziati e aspramente condannati da Ugo Foscolo un decennio più tardi nel Gazzettino del Bel Mondo, scritto dall’Inghilterra nel 1817 e destinato al contino Carlo Cicogna (documento n. 3). Foscolo in quella sede avverte di come la scrittrice, il cui testo era stato pubblicato esattamente nello stesso mese dello stesso anno del suo carme Dei sepolcri, avesse mal interpretato il nome di uno degli illustri personaggi sepolti in Santa Croce, finendo per confondere l’umanista e cancelliere della Repubblica di Firenze Leonardo Bruni (1370-1444), sepolto nella tomba eseguita da Bernardo Rossellino, con il poeta e drammaturgo Pietro Aretino (1492-1556), a causa della comune provenienza di entrambi dalla città di Arezzo. Inoltre, in accordo con Foscolo, Madame de Staël nel testo avrebbe commesso lo sbaglio di collocare nella basilica di Santa Croce la tomba di Giovanni Boccaccio che, come è noto, riposa nel suo luogo d’origine a Certaldo, in Val d’Elsa: proprio in quegli anni i resti di Boccaccio erano stati al centro di una polemica – cui nel 1818 aveva preso parte anche Lord Byron – dovuta al loro trasferimento dalla chiesa dei Santi Michele e Iacopo di Certaldo. Foscolo, oltre che per le inesattezze storiche, era forse dispiaciuto che in un romanzo in cui si citavano anche autori contemporanei – ad esempio Vittorio Alfieri, tanto apprezzato dall’autrice – il suo nome non fosse neppure menzionato.

Le imprecisioni della Corinne ebbero presto larga fortuna, grazie alle traduzioni e alle numerose ristampe del testo nel corso dell’Ottocento: l’edizione che qui si propone (documento n. 2), a cura di Giuseppe Antonelli, ha però il merito di essere precocemente corredata da un apparato di note che in parte corregge il testo originale. Tra coloro che seguirono la traccia di Corinna senza scostamenti e riproponendone le inesattezze, è da ricordare il reverendo John Chetwode Eustace, che nel 1812 scrisse A Tour through Italy, resoconto del suo viaggio italiano condotto con la guida di Corinna, da lui molto lodata (documento n. 4): Eustace è da identificare nell’«inglese ecclesiastico» ricordato da Foscolo negli articoli divulgativi del 1824 sui Viaggi classici in Italia (documento n. 5), fortemente critici nei confronti dei due autori stranieri.

Il terzo errore di Madame de Staël, non colto da Foscolo, è anche quello che ebbe minor seguito. Se i primi due si ritrovano incredibilmente ancora in guide francesi del secolo scorso, quest’ultimo scompare presto dalla letteratura odeporica riferita a Santa Croce. All’inizio del brano dedicato alla basilica fiorentina, Corinna descrive la tomba di Michelangelo Buonarroti come posta di fronte a una finestra, dalla quale si sarebbe potuto ammirare la cupola di Santa Maria del Fiore, progettata da Filippo Brunelleschi. Il monumento funebre di Michelangelo è collocato nella navata destra, tra la prima e la seconda campata dall’ingresso: per quanto dalla piazza di Santa Croce si intravveda la cupola del Duomo, dalle finestre di Santa Croce non è possibile godere di questa vista, principalmente perché esse sono istoriate o a rulli.

TRACCE PER L’ATTIVITÀ IN CLASSE

Gli studenti potrebbero essere divisi in piccoli gruppi e a ciascun gruppo potrebbe essere assegnato il compito di svolgere una ricerca su un viaggiatore straniero che tra il XVIII e il XIX secolo visitò Firenze e in particolare la basilica di Santa Croce, attraverso il reperimento di notizie storiche sul personaggio e soffermandosi in particolare sui monumenti e sulle opere d’arte che lo stesso vide o annotò in occasione del suo sopralluogo (e sull’esattezza delle notizie riportate). In seguito si potrebbe organizzare una presentazione in classe in cui ciascun gruppo espone i risultati trovati, secondo un ordine cronologico, per procedere a un confronto e determinare quali fossero i monumenti più ricercati e ammirati nel tempio francescano dai partecipanti al Grand Tour.

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BIBLIOGRAFIA

-     Carlo Pellegrini, Letteratura e storia nell’Ottocento francese e altri saggi, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1967

-    L’idea di Firenze. Temi e interpretazioni nell’arte straniera dell’Ottocento, a cura di Maurizio Bossi e Lucia Tonini, atti del convegno (Firenze, 17-19 dicembre 1986), Centro Di, Firenze 1989

-    Lucia Tongiorgi Tomasi, Alessandro Tosi, Fabio Tongiorgi, La Toscana descritta. Incisori e viaggiatori del ‘700, Pacini, Pisa 1990

-    Viaggio di Toscana. Percorsi e motivi del secolo XIX, a cura di Maurizio Bossi e Max Seidel, atti del convegno (Kunsthistorisches Institut in Florenz, Gabinetto G. Vieusseux, Centro Romantico, Firenze, 28-29 novembre 1996), Marsilio, Venezia 1998

FAQ – DOMANDE E RISPOSTE

1. Oltre a quelli citati, quali altri viaggiatori illustri hanno visitato Santa Croce?

Tra i viaggiatori del Settecento, merita di essere menzionato l’astronomo francese Jérôme Lalande, autore del Voyage d’un François en Italie fait dans les années 1765 et 1766. All’inizio del secolo successivo, l’attenzione su Santa Croce fu richiamata da François-René de Chateaubriand nelle Lettres à M. de Fontanes, inviate all’amico dedicatario e apparse sulle pagine del periodico Mercure de France nel marzo 1804. Lo stesso Ugo Foscolo, oltre che nel carme Dei Sepolcri, diede prova della familiarità con la basilica francescana quando scrisse a Cornelia Martinetti nel 1812. Lord Byron, ricordato nella vicenda della sepoltura di Giovanni Boccaccio, visitò Santa Croce nella primavera del 1817. Il filosofo Hippolyte Taine, nel suo Voyage en Italie (1866), dedicò un volume alle città di Firenze e Venezia. Mark Twain inserì una descrizione della basilica di Santa Croce nel suo The Innocents Abroad del 1869, racconto del viaggio compiuto dallo scrittore americano in Europa. Infine l’inglese John Ruskin fu molto legato al monumento, come si ricava dai brani contenuti nella sua opera Mornings in Florence, pubblicata tra il 1875 e il 1877.

2. Tutti i monumenti di Santa Croce custodiscono i resti mortali del personaggio a cui sono dedicati?

No, alcuni monumenti non contengono le spoglie del personaggio che celebrano e per questo sono detti cenotafi, ovvero “tombe vuote”. È il caso del monumento a Dante Alighieri eretto nella basilica di Santa Croce nel 1829, che non accoglie il corpo del Sommo Poeta. Questi, come è noto, riposa a Ravenna, presso la basilica di San Francesco, città in cui morì nel 1321.

3. Ugo Foscolo è sepolto in Santa Croce?

Sì, il poeta ha la propria tomba nella navata destra. Nel suo carme Dei Sepolcri, composto nel 1807, Foscolo aveva celebrato la basilica di Santa Croce come «Tempio dell’itale glorie» e aveva ricordato i sepolcri di Niccolò Machiavelli, Michelangelo Buonarroti e Galileo Galilei. Dopo l’esilio inglese e la morte nel sobborgo londinese di Turnham Green nel 1827, le ceneri del poeta italiano furono traslate nella chiesa fiorentina nel 1871.