imagihttps://osservatorionline.it/media///2021/09/Logo Tribuna.png

header

Elettrificazione dei consumi

di Ilaria Beretta e Maria Luisa Venuta Ricercatrici dell’Università del Sacro Cuore di Milano, sede di Brescia

 

L'elettrificazione dei consumi è uno dei pilastri della transizione energetica da fonti fossili a quelle rinnovabili. La strategia definita dalla Commissione Europea per un futuro sostenibile al 2050 è accelerata dall’elettrificazione dei consumi, e dallo sviluppo di soluzioni di efficienza energetica. Focalizzare gli sforzi finanziari dei piani nazionali del New Green Deal sull’elettrificazione ha come risultato la riduzione di importanti quote di emissioni di CO2 grazie all’uso di fonti rinnovabili e ad una maggiore resilienza del sistema energetico.

Il fulcro dell’elettrificazione è il cosidetto “sector coupling” cioè l’accoppiamento settoriale di alcuni settori economici: costruzioni, trasporti e produzioni industriali, ovvero l'elettrificazione delle aree più rilevanti dell'economia, permetterà ai paesi europei di compiere progressi concreti per diventare realmente il primo continente climaticamente neutro entro il 2050.

Il processo di elettrificazione consente a questi settori di allontanarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili e avvicinarsi al sistema energetico neutro, che ha registrato già molti progressi verso la decarbonizzazione. Entro il 2050, il mix di generazione energetica in un paese come il Regno Unito o la Germania passa quasi completamente a tecnologie a basse emissioni di carbonio grazie alle energie da fonti rinnovabili a basso costo[1]. Di conseguenza, l'accoppiamento settoriale potrebbe ridurre le emissioni del 60% nel periodo 2020-50 nei trasporti, negli edifici e nell'industria. Ciò equivarrebbe a una riduzione del 71% rispetto ai livelli del 1990. L'accoppiamento settoriale può aumentare la produzione di gas serra per il settore elettrico stesso perché sono necessari più impianti alimentati a combustibili fossili per fornire una flessibilità sufficiente al sistema. Tuttavia, le emissioni a livello di economia saranno ancora significativamente inferiori perché i trasporti, gli edifici e l'industria abbandonano i combustibili fossili. In particolare, entro il 2030, i settori accoppiati insieme all'elettricità potrebbero ridurre le emissioni del 63% rispetto ai livelli del 1990 rispetto all'obiettivo del 40% stabilito dalla normativa UE. Entro il 2050, questa riduzione si estenderebbe all'83% al di sotto dei livelli del 1990.

 

Questi importanti obiettivi si basano sull’Accordo per un’azione sul Clima all’interno dell’UNFCC COP21 firmato il 12 dicembre 2015 a Parigi, quando è stato raggiunto un accordo per far fronte al cambiamento climatico e per accelerare e intensificare le azioni e gli investimenti necessari per un futuro sostenibile. Gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile prevedono la riduzione delle emissioni di gas serra nazionali del 40%, l’aumento dell’energia da fonti rinnovabili al 32% da conseguire con l’aumento dell’efficienza energetica, e il raggiungimento del 15% per le interconnessioni elettriche 2.

L’interesse delle nazioni europee si concentra sul capire come migliorare la flessibilità del sistema elettrico per integrare le fonti di energia rinnovabile, incluse le questioni relative alla struttura del mercato e alle esigenze d’investimento. La flessibilità implica la capacità di un sistema di alimentazione di mantenere un servizio continuo di fronte a rapide e ampie oscillazioni della domanda e dell’offerta che oggi crea picchi pericolosi per il sistema stesso che rischia la sovra-capacità o blackout

Questi interventi consentirebbero all’elettricità di soddisfare (direttamente e indirettamente) fino al 60 per cento della domanda finale di edilizia, trasporti e industria, rispetto all’attuale 10% totale. La totale decarbonizzazione di questi comparti economici è però da creare in termini concreti. Questo è causato essenzialmente dalle numerose attività ad alta intensità energetica, come i viaggi, i processi industriali ad che richiedono elevati utilizzi energetici (es. la produzione del cemento e dell’acciaio).

Oltre a quanto avviene nei comparti industriali occorre sommare anche i consumi residenziali e dei nuclei familiari che utilizzano l'energia per vari scopi: riscaldamento degli ambienti e dell'acqua, raffreddamento degli ambienti, cucina, illuminazione ed elettrodomestici e altri usi finali (che coprono principalmente gli usi di energia da parte delle famiglie al di fuori delle abitazioni stesse). I dati sul consumo energetico delle famiglie, suddivisi per uso finale, sono stati raccolti e pubblicati da Eurostat dal 2017, proprio per consentire ai decisori politici, industriali e della ricerca di avere una base conoscitiva su cui poter basare in modo oggettivo le decisioni.

Nel 2018, le famiglie, o il settore residenziale, rappresentavano il 26,1 % del consumo finale di energia o il 16,6 % del consumo energetico interno lordo nell'UE.

La maggior parte degli Stati membri dell'UE fa affidamento principalmente sull'elettricità per soddisfare il proprio fabbisogno nel settore residenziale (nove Stati membri utilizzano l'elettricità come principale fonte di energia nelle famiglie), seguita dalle energie rinnovabili (principalmente biocarburanti solidi) (le energie rinnovabili sono la principale fonte di energia in famiglie per otto Stati membri) e il gas naturale (utilizzato da sette Stati membri). Mitigazione: ridurre le emissioni

In questo tipo di contesto di consumo e di prospettiva l’elettrificazione porta a dare un grande contributo in termini di mitigazione e riduzione delle emissioni in atmosfera. Infatto l’Accordo di Parigi del 2015 avava come obiettivi il mantenere l’aumento medio delle temperature globali al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli del 1990; il conseguirerapide riduzioni successivamente secondo le migliori conoscenze scientifiche e tecnologiche disponibili, così da raggiungere un equilibrio stabile tra emissioni e assorbimenti dei gas climalteranti a partire dall’anidride carbonica nell’arco di un periodo ristretto, considerando la storia e l’evoluzione del nostro pianeta.

Come contributo agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, i paesi hanno presentato piani generali nazionali per l'azione per il clima (contributi determinati a livello nazionale, NDC).  Infatti i governi hanno concordato di incontrarsi ogni 5 anni per valutare i progressi collettivi verso gli obiettivi a lungo termine e informare le parti affinché aggiornino e migliorino i loro contributi determinati a livello nazionale; riferire agli altri Stati membri e all'opinione pubblica su cosa stanno facendo per realizzare l'azione per il clima; segnalare i progressi compiuti verso gli impegni assunti con l'accordo attraverso un solido sistema basato sulla trasparenza e la responsabilità.

L'accordo riconosce il ruolo dei soggetti interessati che non sono parti dell'accordo nell'affrontare i cambiamenti climatici, comprese le città, la società civile, il settore privato. Tutti sono coinvolti nella costruzione di una resilienza complessiva di sistema che ha come obiettivo la riduzione delle vulnerabilità rispetto agli effetti negativi dei cambiamenti climatici e inoltre il mantenere e rafforzare la cooperazione tra le grandi aree regionali omogenee e internazionali.

Per poter attivare tutte le azioni previste, in occasione della conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP24) nel dicembre 2018, è stato adottato un insieme di norme, procedure e orientamenti comuni e dettagliati (il cosiddetto “pacchetto di Katowice”) che rendono operativo l'accordo di Parigi.

Copre tutti i settori chiave, quali i sistemi di finanziamento, le attività di mitigazione e di adattamento, e offre flessibilità alle parti che ne hanno bisogno alla luce delle loro capacità, consentendo loro nel contempo di attuare e riferire in merito ai loro impegni in modo trasparente, completo, comparabile e coerente. Consentirà inoltre alle parti di rafforzare progressivamente i loro contributi alla lotta contro i cambiamenti climatici, al fine di conseguire gli obiettivi a lungo termine dell'accordo partendo appunto da processi come l’elettrificazione dei consumi e il “sector coupling”

 

The Paris Agreement and NDCs
https://unfccc.int/process-and-meetings/the-paris-agreement/the-paris-agreement/nationally-determined-contributions-ndcs

Fattori di emissione atmosferica di gas a effetto serra nel settore elettrico nazionale e nei principali Paesi Europei
https://www.isprambiente.gov.it/files2019/pubblicazioni/rapporti/R_303_19_gas_serra_settore_elettrico.pdf

3Clean Energy Transitions Programme. Accelerating clean-energy transitions in major emerging economies
https://www.iea.org/areas-of-work/programmes-and-partnerships/clean-energy-transitions-programme

 

BloombergNEF “Sector Coupling in Europe: Powering Decarbonization”, February 2020  https://data.bloomberglp.com/professional/sites/24/BNEF-Sector-Coupling-Report-Feb-2020.pdf

 

 

 

 



[1] BloombergNEF “Sector Coupling in Europe: Powering Decarbonization”, February 2020