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Consumo accidentale di informazioni

Come è cambiata la fruizione delle notizie da quando siamo tutti inseguiti dalle notizie.

di Carlo Sorrentino Docente ordinario di sociologia dei processi culturali presso l’Università degli studi di Firenze

Qualsiasi edicolante può confermarlo: la gran parte dei quotidiani si vendeva e si continua a vendere (sebbene con numeri molto più bassi) entro le 8,30. Non a caso Hegel definiva la lettura del quotidiano la preghiera del mattino dell’uomo laico. Del resto, la cinematografia, soprattutto quella americana, è piena di scene di ragazzi in bici che consegnano di prima mattina il quotidiano insieme al latte, oppure di persone che sfogliano il giornale mentre fanno colazione.

Insomma, fra le abitudini quotidiane, la lettura del giornale la collochiamo alle primissime ore del giorno. 

A conferma di quanto i filosofi definiscono sicurezza ontologica, ci svegliamo, ci alziamo e vogliamo essere rassicurati che nel frattempo il mondo sia andato avanti normalmente, anche se – paradossalmente - a confermarcelo sono i fatti più straordinari e sensazionali che leggiamo sulle pagine dei giornali.

Ebbene, questo rito – che molti continuano a fare – non è più il consumo principale d’informazioni per nessuno di noi. Sostituito progressivamente dall’informazione televisiva, prevalentemente e tradizionalmente spostata sull’ora di cena, e - da qualche tempo - dai canali digitali, che di fatto hanno completamente destrutturato le forme di consumo. 

Siamo continuamente connessi con l’informazione, siamo continuamente informati. 

La mattina continua a essere la fascia privilegiata. Non a caso uno dei primi gesti che facciamo appena ci alziamo è vedere sullo smartphone quali notifiche ci sono arrivate. 

E’ stato calcolato che ciascuno di noi in media guarda lo smartphone 150 volte al giorno. Ovviamente lo facciamo per i motivi più vari, spesso inerenti la vita familiare, amicale o lavorativa. Tuttavia, la sbirciatina allo schermo – volente o nolente – ci restituisce qualche informazione (politica, culturale, sportiva, di cronaca, non importa, comunque siamo raggiunti da qualche nuova notizia).

Insomma, si può ben dire che siamo inseguiti dalle informazioni. Una bella inversione di tendenza rispetto al gesto fortemente volontaristico di uscire di casa, recarsi all’edicola, prendere il portafoglio e pagare la copia della nostra testata preferita.

Ora, invece, l’assedio è continuo e gratuito (molto spesso o almeno quasi sempre così appare).

Non a caso da un po’ di tempo si parla di consumo accidentale delle informazioni. Insomma, una nuova realtà: siamo inseguiti dalle notizie, fino a rischiare di essere informati a nostra insaputa, senza volerlo!

Molti sono gli effetti di questo processo che si sta progressivamente insediando nella nostra quotidianità. Proviamo ad analizzarne alcuni.

Innanzitutto, ci si sta spostando dalla fruizione di contenitori - quali erano i giornali, i TG, i GR, ma anche i siti web delle testate – a quella di singoli contenuti. Infatti, le notizie arrivano una alla volta, poi certamente possono condurci a contenitori specifici quali per l’appunto i siti oppure altre forme d’aggregazione di notizie. In questo modo ogni consumatore ha minori possibilità di comparare contemporaneamente fra loro più notizie, acquisire la consapevolezza della rilevanza anche dallo spazio  e/o dal tempo concesso dalle testate, scegliere fra le tante proposte quelle ritenute maggiormente interessanti.

Invece, davanti a informazioni che giungono continuamente, ma singolarmente, è rimesso al consumatore la scelta di leggere, guardare, eventualmente approfondire cliccando sui link proposti, oppure fermarsi a una distratta lettura del titolo. In questo modo, a ogni fruitore spetta scegliere su cosa e quanto informarsi, piuttosto che recepire una proposta completa e finita. 

Sicuramente, il consumo accidentale permette di venire in possesso d’informazioni che casomai non sarebbero entrate nello spettro delle priorità, perché riguardanti eventi o temi ritenuti poco interessanti. Dunque, per il cittadino si allarga il campo delle proprie informazioni, Si consolida la caratteristica di cittadino monitorante – come lo definisce Schudson – che può anche non avere una completa conoscenza su di un fatto, ma che comunque riesce a “farsi un’idea”.

Per contro, queste continue gocce di notizie possono produrre due effetti distorsivi.

In primo luogo, un senso d’indefinitezza nel pubblico. Quando è che ci si può ritenere davvero informati?

La fruizione di contenitori dava la certezza d’ottenere un’informazione completa. Ovviamente, tutti eravamo e siamo consapevoli che le 48 pagine del quotidiano oppure la mezz’ora del TG sono comunque figlie di dure selezioni che portano a pubblicare talune cose omettendone tante altre. Ma la fiducia di fondo sui criteri attraverso cui i giornalisti procedevano a queste operazioni, sulla base di una reputazione costruita nel tempo, faceva ritenere che fosse sufficiente per le nostre esigenze. Il consumo attuale, invece, mostra chiaramente a ciascuno di noi come per ogni notizia gli approfondimenti potrebbero non finire mai e sta alla nostra scelta individuale decidere come seguire quella notizia, fino a che livello d’approfondimento e spaziando su quali differenti canali e fonti.

Si apre un oceano infinito d’informazioni, tutto sommato coerente con la complessità della società contemporanea, che in ogni campo ci rende evidente come ogni scelta che compiamo ne escluda tante altre. Tuttavia, in questo modo si può sviluppare una sensazione d’incompletezza, d’inadeguatezza che riduce fortemente quella funzione di sicurezza ontologica richiamata all’inizio; anzi accresce un senso di smarrimento davanti a ciò che appare mai davvero conoscibile. Con effetti che possono andare da un progressivo ritiro dall’informazione, per cui ci si mantiene su livelli molto superficiali, a una più mirata esposizione, in cui si selezionano rigorosamente le proprie fonti, con il frequente effetto di scegliere ciò che ci è più vicino, ciò che condividiamo, producendo i noti effetti della polarizzazione e dell’incivility, perché si finisce con avere un’adesione faziosa, che induce a offendere gli altri per ottenere rassicurazioni di essere dalla parte della ragione.

In conclusione, ci troviamo davanti a diete informative che nel corso degli ultimi anni si stanno facendo sempre più articolate; composte da informazioni che ci raggiungono attraverso una pluralità di canali e di fonti mai vista in precedenza, con risultati contraddittori che richiedono di essere studiati e approfonditi ancora a lungo; ma che sicuramente rendono necessaria - per la definizione di una piena cittadinanza - l’acquisizione di un’alfabetizzazione informativa che consenta a tutti noi fruitori di gestire al meglio il ruolo sempre più attivo e decisivo che ci viene assegnato.