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Agenda digitale - Costruire un’infrastruttura resiliente, promuovere l’industrializzazione inclusiva e sostenibile e sostenere l’innovazione.

di Marco Tortora Presidente Associazione FAIR

 

La nuova Agenda per lo Sviluppo Sostenibile

Nel settembre del 2015 i rappresentanti dei governi di tutto il mondo, membri del sistema delle Nazioni Unite, hanno firmato la nuova Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile indicando i nuovi obiettivi dello sviluppo – i 17 Sustainable Development Goals (SDGs) – che il mondo deve raggiungere entro il 2030.

Come recita il preambolo del documento, l’Agenda 2030 è un piano d'azione, che può essere espresso secondo le  5P: People (persone), Planet (Pianeta), Propserity (prosperità), Peace (pace) e Partnership (collaborazione).

È dunque un piano di azione per le persone, il pianeta e la prosperità che, in un clima di pace universale da raggiungere, individua nella lotta alla povertà in tutte le sue forme e dimensioni la più grande sfida globale e requisito indispensabile per lo sviluppo sostenibile. 

A differenza della precedente Agenda dello Sviluppo di inizio millennio, la nuova Agenda riguarda tutti i paesi, non solo quelli in via di sviluppo, e tutte le parti interessate: per questo il ruolo della collaborazioni tra soggetti diversi è fondamentale. Si riconosce in questo modo la complessità dei problemi e dei rischi legati alla sostenibilità sociale e ambientale e la necessità di procedere tutti insieme, collaborando efficacemente nel trovare soluzioni innovative e sostenibili.

Dunque il piano di azione riguarda direttamente soggetti come le imprese e i settori produttivi più che mai chiamati a fare la loro parte nell’assicurare uno sforzo comune orientato al cambiamento per raggiungere una società più sicura, equa e sostenibile.

 

I 17 Obiettivi e il ruolo dell’industria, delle imprese e degli investimenti

I 17 obiettivi dello Sviluppo sostenibile e i relativi 169 target confermano la portata universale e l’ambizione della nuova Agenda dello Sviluppo. Gli Obiettivi sono stati individuati sulla base della precedente Agenda di inizio millennio e dei relativi 8 Obiettivi (Millenium Development Goals): questi ultimi sarebbero dovuti essere stati raggiunti nel 2015. 

Nonostante i progressi compiuti e riconosciuti da varie organizzazioni internazionali come la World Bank o l’ UNIDO, non tutti gli Obiettivi sono stati realizzati. Scopo della nuova Agenda e dei 17 Obiettivi è dunque proseguire nel lavoro svolto sino al 2015, integrandolo e compiendolo a un livello più alto. 

In particolare, i nuovi Obiettivi si caratterizzano per il loro livello di integrazione, indivisibilità e bilanciamento delle tre dimensioni – o pilastri – dello sviluppo sostenibile. 

 

Queste “qualità” dei nuovi Obiettivi dello sviluppo chiedono una collaborazione multi-settoriale e multi-disciplinare per il raggiungimento della sostenibilità economica nel rispetto dei limiti del pianeta e della inclusione sociale: il ruolo delle industrie, delle imprese e degli investimenti in innovazione tecnologica risulta determinante. 

 

Tutte le imprese del mondo, grandi e piccole, appartenenti a settori maturi e innovativi così come a mercati avanzati o in via di sviluppo, possono e sono chiamate a contribuire al raggiungimento di uno o più Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile. Attraverso differenti scelte strategiche e operative – dai nuovi modelli di business agli investimenti responsabili, dall’innovazione tecnologica alla collaborazione multi-stakeholder – le aziende devono, partendo dalla loro realtà economica e sociale, individuare gli obiettivi coerenti con le loro attività e mercati e impegnarsi attivamente per migliorare i propri impatti positivi o ridurre le loro esternalità negative in termini sociali e ambientali.  

Elemento fondamentale per un’azione efficace di lungo periodo è l’innovazione responsabile, una innovazione che - quale che sia la sua dimensione principale (processo, prodotto, modello o radicale, incrementale o disruptive)  - sia comunque orientata alla sostenibilità e legata (il cui contributo sia collegato e misurabile) ad uno o più Obiettivi dello Sviluppo.

 

La vera sfida per le imprese è duplice: da un lato,  collegare l’esistente capacità strategica di creare valore e vantaggio competitivo alla sostenibilità, dall’altro realizzare nuovo valore attraverso la sostenibilità con soluzioni innovative.

Tra i benefici generali che potrebbero derivare da soluzioni innovative e responsabili volte alla creazione di nuovo valore sostenibile vi sono, come ricorda il UN Global Compact (2021): 

identificare nuove opportunità di business; potenziare i rapporti con gli stakeholder; promuovere sistemi finanziari trasparenti e non corrotti che stabilizzino i mercati;  maggiore efficacia nell’identificare, gestire e monitorare i rischi. 

Da notare con interesse l’ordine con cui lo UN Global Compact riporta i benefici attesi per le imprese. Lo si rileva sopratutto alla luce di due letture che riportano invece un ordine rovesciato. 

La prima riguarda uno dei rapporti più importanti per il futuro delle imprese e dei mercati rispetto all’evoluzione dell’economia globale che è il Risk Report del World Economic Forum (2020) . Tra i rischi che imprese e manager avvertono di più nel prossimo futuro vi sono per lo più quelli legati alla sostenibilità ambientale e sociale. Dunque una strategia di sostenibilità o CSR (Corporate social responsibility) dovrebbe attuarsi in primis come risposta per il controllo e la riduzione dei rischi prossimi futuri, oggi più che mai associati all’ambiente.

La seconda, molto più semplice ma comunque indicativa, riguarda una delle tante definizioni di impresa sostenibile che possono essere trovate online. Se si fa riferimento ad una delle risorse informative più importanti nel mondo economico-finanziario come il sito online del quotidiano Financial Times, si potrà leggere e osservare che la definizione proposta conferma il ribaltamento nei valori espressi dallo UN Global Compact (2021): si definisce un’impresa sostenibile o responsabile quella che è capace di bilanciare le necessità delle tre dimensioni dello sviluppo (le 3 P di People, Planet e Profit) in modo da ridurre i rischi, garantire la compliance (il rispetto delle norme) e infine cogliere nuove opportunità. 

La differenza può sembrare solo apparente e di forma ma non è banale. Specialmente se si devono definire e attuare strategie politiche e programmi di cambiamento di lungo periodo che necessitano di tre caratteristiche fondamentali, data la complessità dei problemi e degli scenari anche incerti che andranno ad affrontare: la leadership del top management delle imprese per innovare responsabilmente, la promozione della collaborazione multi-stakeholder perché si possa parlare anche di valore condiviso a scale maggiori, e la trasparenza, uno degli elementi e delle dimensioni chiave oggi della sostenibilità, fondamentale per costruire relazioni di lungo periodo basate sulla fiducia e il mutuo riconoscimento.

 

L’Obiettivo 9 - Costruire un'infrastruttura resiliente e promuovere l'innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile

L’Obiettivo 9 riguarda principalmente l’industria manifatturiera che, nel mondo, rappresenta una tra le principali fonti di impiego con 470 milioni di posti di lavoro su 2,9 miliardi di unità di forza lavoro complessiva. Oltre il 90% delle imprese mondiali è fatto da piccole e medie imprese (PMI) che assorbono quasi il 50% della forza lavoro mondiale (UNRIC, 2021; Senato, 2021).

I Target dell’Obiettivo 9 coerenti con le finalità del progetto, che merita richiamare, sono:

9.1 Sviluppare infrastrutture di qualità, affidabili, sostenibili e resilienti, comprese le infrastrutture regionali e transfrontaliere, per sostenere lo sviluppo economico e il benessere umano, con particolare attenzione alla possibilità di accesso equo per tutti

9.2 Promuovere l'industrializzazione inclusiva e sostenibile e, entro il 2030, aumentare in modo significativo la quota del settore di occupazione e il prodotto interno lordo, in linea con la situazione nazionale, e raddoppiare la sua quota nei paesi meno sviluppati

9.4 Entro il 2030, aggiornare le infrastrutture e ammodernare le industrie per renderle sostenibili, con maggiore efficienza delle risorse da utilizzare e una maggiore adozione di tecnologie pulite e rispettose dell'ambiente e dei processi industriali, in modo che tutti i paesi intraprendano azioni in accordo con le loro rispettive capacità

9.5 Potenziare la ricerca scientifica, promuovere le capacità tecnologiche dei settori industriali in tutti i paesi, in particolare nei paesi in via di sviluppo, anche incoraggiando, entro il 2030, l'innovazione e aumentando in modo sostanziale il numero dei lavoratori dei settori ricerca e sviluppo ogni milione di persone e la spesa pubblica e privata per ricerca e sviluppo

9.c Aumentare significativamente l'accesso alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e sforzarsi di fornire un accesso universale e a basso costo a Internet nei paesi meno sviluppati entro il 2020.

 

Nello specifico, l’Obiettivo 9 consiste nell’investire in infrastrutture tecnologiche e sostenibili per garantire un futuro sicuro e prospero. Ma non bastano gli investimenti. Serve anche garantire la possibilità di accesso e di uso delle infrastrutture e delle relative tecnologie. Da questa prospettiva, gli investimenti in Ricerca Scientifica, in Ricerca e Sviluppo delle aziende così come in formazione (Obiettivo 4) sono essenziali per trovare soluzioni durature alle sfide economiche e ambientali. 

Infrastrutture di base tecnologicamente avanzate, sostenibili e di qualità, accessibili a tutti sono la piattaforma con la quale applicare la formazione di qualità (Obiettivo 4) a casi concreti e con la quale stimolare la ricerca di nuove soluzioni responsabili in termini di prodotto, processi e modelli di business. Questi, una volta realizzati, dovrebbero produrre benefici sistemici quali , per esempio, un aumento della produttività delle popolazioni e una miglior cura dell’ecosistema naturale e delle sue risorse. 

 

L’Obiettivo 9 e l’Italia

Secondo l’ASVIS (2020) , Il nostro Paese è al di sotto della media europea e fatica a innovare. Il Rapporto ASVIS 2020, nel focus dedicato al Goal 9 (Imprese, innovazione, infrastrutture), sottolinea comunque un cambio di passo mostrato nelle politiche nazionali anche quale risposta all’emergenza pandemica.  Tra le proposte del Rapporto, l’ASVIS pone l’accento sulla necessità di supportare la transizione  dalla “ricerca” e dall’ “innovazione”. Ricerca e innovazione sono elementi fondamentali per il futuro dell’Italia: una ricerca accessibile, condivisa e utilizzabile da tutti sarà sicuramente meglio collegata e orientata  a stimolare e produrre innovazione di processo e di prodotto. Il collegamento tra ricerca e mondo produttivo diventa dunque fattore chiave. 

L’innovazione dovrà essere promossa e incentivata per sviluppare piattaforme innovative ed efficaci di elaborazione dati per poter usufruire di informazioni “intelligenti” utili per vari fini: a) per orientare le decisioni future (Decision support systems); b) per favorire la trasformazione digitale e sostenibile di diversi settori e industrie; per migliorare i sistemi di monitoraggio e controllo attraverso la diffusione delle tecniche di IoT-Shm (Internet of things/Structural health monitoring); per realizzare soluzioni di digital twin (Industria 4.0 più Intelligenza Artificiale).  

 

L’Obiettivo 9 e il ruolo delle Banche

Alla luce dell’Obiettivo 9 e dei suoi Target e dello stato dell’arte in Italia, sopratutto in relazione allo sviluppo tecnologico digitale, il ruolo che possono giocare le banche nell’aiutare il sistema paese ad andare nella direzione auspicata dal Rapporto ASVIS è fondamentale e strategico. 

Il settore bancario sarà chiamato a promuovere l’espansione e la transizione dei sistemi produttivi, in particolare delle PMI, verso soluzioni verdi e innovative. Le PMI dovranno dimostrare, per accedere agli strumenti degli intermediari finanziari, di saper adottare e sviluppare infrastrutture e tecnologie di comunicazione sostenibili e di investire in innovazione e ricerca. La capacità di rendicontare delle imprese le loro azioni in maniera affidabile e trasparente e i loro contributi in chiave di SDG (Sustainable Development Goals) o ESG (Environmental, Social and Corporate Governance) sarà sempre più necessaria per accedere al sistema del credito.

Al contempo, il sistema del credito non sarà giudice ma partner e benchmark di riferimento per i propri stakeholder, in primis i clienti come le aziende, in quanto l’esperienza che gli istituti di credito stanno maturando, per rendicontare a loro volta il loro contributo agli SDGs/impatto in chiave ESG, potrà essere messa a sistema per condividere conoscenze e tecniche e sviluppare e diffondere benefici alle imprese e alle famiglie nei territori di appartenenza.