imagihttps://osservatorionline.it/media///2021/09/Logo Tribuna.png

COME COSTRUIRSI UN'EFFICACE DIETA INFORMATIVA

di Silvia Pezzoli Ricercatrice di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università di Firenze

 

Articolo di riferimento

https://www.ilsole24ore.com/art/come-nasce-fake-news-e-perche-viene-cliccata-piu-quelle-vere-ABVojVeB

Dieta e media, due termini caratterizzati da un lungo sodalizio. Il fidanzamento ufficiale in Italia si è celebrato intorno alla metà degli anni ’90 con l’idea di stabilire il menù quotidiano ideale per bambini e adolescenti a rischio obesità televisiva. Ricerche, libri, laboratori offrirono consigli, riflessioni e indicazioni su quantità, qualità e giusta combinazione di programmi TV. Uno “stile mediale” perfetto per combattere il pericolo dei più forti tra tutti i nemici: i cartoon giapponesi. Sbarcati nel 1978 nel nostro paese, invasero la tv di flusso, quella always on degli ultimi due decenni dello scorso millennio. 

Always on al tempo non era in uso e, a dire il vero, non è utilizzabile per la TV.  Essere always on (on-line, ovviamente) dà l’idea di essere sveglio e attivo “su” qualcosa: su una piattaforma, su un social, su un sito. In TV non si accede, non si va (come su un social), non si entra in (ad esempio in rete) non si navigava in Internet. Si sta davanti, fuori e, soprattutto al tempo, questa fruizione esponeva i pubblici al rischio di un’obesa passività. Ancor’oggi persiste il pericolo del sovrappeso da junk (media)-food.

L’articolo de Il Sole 24 ore parla proprio del rischio di inciampare in un’informazione spazzatura, capace, come il junk food, di attrarci e, al contempo distrarci. Distrarci dall’interrogativo su quali siano le fonti, ossia le origini del nostro junk food, che trattamento abbiano subito e quanti additivi siano stati aggiunti. Ci trasforma in voraci consumatori. Sì, perché come ci ricorda l’articolo di Enrico Marro, ‘una “fake” ha il 70% di probabilità in più di essere retwittata di una “true”’. 

È importante, dunque, fare luce su alcune parole chiave per comprendere la situazione e difenderci dal rischio di incorrere in abbuffate di prodotti fake, falsi, taroccati. Post-verità è l’approdo sicuro di coloro che si nutrono di fake news, aiutati da dinamiche e strumenti che supportano questo percorso nel quale la verità non è più al centro, spodestata dal verosimile e plausibile.  La disintermediazione, gli user genereted contents (UCG), il prosumerismo e il governo degli algoritmi sono alcuni oggetti degni di esser conosciuti per capire i rischi della nuova informazione.

Nell’ultimo decennio dello scorso secolo Steve Tesich, un drammaturgo – ovvero un professionista della scrittura del racconto di finzione - osservando la trattazione dei media riservata all’Irangate e alla prima guerra del Golfo - sentenziò che gli Stati Uniti stavano vivendo nella Post-verità, dove più che a ciò che è verificato si crede a ciò che maggiormente si confa alla nostra visione del mondo. 

Ancor prima si era iniziato a parlare di disintermediazione. Tra i primi a parlarne vi fu Hawken (1983) in campo economico, ma il termine, e soprattutto la dinamica di perdita di rilevanza di alcuni mediatori, si è diffusa a macchia d’olio in tutti i settori. Nel campo informativo la disintermediazione ha significato la perdita di centralità dei giornalisti, degli editori, dei professionisti che si facevano garanti della veridicità dell’informazione. Sul web ognuno di noi diventa il comunicatore di turno: giornalista, leader di opinione (oggi influencer), esperto autoproclamato, ecc. 

Infatti, siamo tutti prosumer, un altro vecchio termine coniato da Toffler che nel 1970 ipotizzò una sorta di progressivo avvicinamento e sovrapposizione tra produttore e consumatore che la rete ha reso realtà. Nel web circolano contenuti “esperti”, realizzati da professionisti in un determinato campo del sapere e contenuti “non esperti”. Circolano contenuti controllati, ad esempio nelle testate online dei quotidiani, e contenuti non controllati, ad esempio i post prodotti da tutti noi. 

E circolano per ragioni diverse. Perché li facciamo circolare noi utenti che - insieme ai nostri UGC, ossia i nostri personalissimi post - rimbalziamo, attraverso il tasto condividi, contenuti di vario tipo.  Spesso anche fake perché “sono in grado di suscitare curiosità, sorpresa, disgusto, spavento [e ] si concentrano su temi molto popolari come la politica, il terrorismo, i disastri naturali, la finanza e la scienza”. 

Tale segno di apprezzamento viene subito appreso dall’online machine learning (apprendimento automatico) basato su algoritmi, e in futuro riceveremo altri contenuti simili, via via riadattati alla luce delle nostre reazioni.

Così che una fake, spesso anonima e priva di fonte autorevole, è l’accesso a una serie di altre fake, fino a costituire un reticolo di relazioni che condividono le stesse visioni proposte dalla fake originaria. Siamo dentro una bolla informativa, una echochamber che ci notifica, senza aver richiesto niente alla rete, che forse potrebbe interessarci anche…un ulteriore contenuto in linea con quanto già visionato.

Come costruirsi un’efficace dieta informativa? Il falso mito della libertà di scelta dei percorsi informativi è qui svelato dall’evidenza che la rete stessa, con i suoi algoritmi, prepara la strada per inoltrarci in bolle informative. Bolle evitabili dribblando il gioco della rete, cercando fonti diverse, visitando siti di fact-checking, come indicato nell’articolo. 

La dieta informativa è anche in questo caso fatta di qualità, quantità e attività collaterali. Per qualità si intende ancora oggi la qualità delle fonti: è importante chiedersi chi scrive il post, dove ricava le proprie informazioni, perché siamo entrati in contatto con questo post (quale catena di relazioni/connessioni ci lega). Un prodotto informativo di qualità, al pari del prodotto alimentare, deve garantire la tracciabilità. Poi valutare l’uso di additivi. È necessario aprire gli occhi sulla qualità del linguaggio: una fonte attendibile difficilmente userà un linguaggio urlato, fazioso o eccessivamente empatico, enfatico, emotivo. Tornare ai vecchi media controllati dagli editori e con fonti è di grande aiuto al fine di fare un confronto. 

In ultimo, è opportuno dedicare il giusto tempo a altre attività collaterali che, in questo caso, sono fuori dal circuito strettamente giornalistico. La fonte che tutti naturalmente dovremmo utilizzare è come la dieta mediterranea che rimane sempre sullo sfondo rispetto alle nostre abitudini alimentari distorte e alla moda.  La scuola, lo studio, i nostri docenti e i grandi esperti sono la nostra dieta mediterranea.