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Il ruolo dell’informazione in tempo di guerra

di Annarita Di Battista Personal coaching, Corporate coaching, Small Business coaching

 

 

Le testate giornalistiche Rai perseguono una delle principali vocazioni del Servizio Pubblico: informare, aggiornare, approfondire, divulgare.

Il ruolo dell’informazione e la responsabilità del Servizio Pubblico si rivelano determinanti anche e soprattutto in situazioni emergenziali, come nel caso della guerra in Ucraina – seguita in prima linea e raccontata con dirette, edizioni speciali, corrispondenze degli inviati sul fronte e dalle capitali mondiali, interviste a testimoni,  esperti e studiosi per fornire ai telespettatori  e radioascoltatori costanti aggiornamenti sugli sviluppi della situazione.

L’informazione, anche e soprattutto in tempo di guerra, non può prescindere da uno degli obiettivi prioritari del Servizio Pubblico, quello di garantire “un elevato livello qualitativo della programmazione informativa caratterizzata da una visione europea e internazionale, dal pluralismo, dalla completezza, dall’imparzialità, dall’obiettività, dal rispetto della dignità umana, dalla deontologia professionale, dalla garanzia del contradditorio adeguato, effettivo e leale al fine di garantire l’informazione, l’apprendimento e lo sviluppo del senso critico, civile ed etico della collettività nazionale, nel rispetto del diritto/dovere di cronaca, della verità dei fatti e del diritto dei cittadini a essere informati” e “la promozione di un’approfondita conoscenza dell’Italia e del mondo e del contesto europeo e internazionale dell’Italia.” Il Codice Etico della Rai contiene, infatti, tutti gli indicatori che potrebbero essere presi di riferimento per certificare emittenti televisive, radiofoniche e multimediali.

 

Il termine ‘guerra’  fa parte della storia dell’uomo e con questa parola si definisce un conflitto armato fra gruppi organizzati. Descrizione alquanto sintetica e incompleta.  L’etimologia del termine lo farebbe discendere dalla parola germanica werra, quindi selvaggia e disordinata, come la guerra dei barbari, oppure dal termine latino bellum, ordinata e sofisticata, come la guerra dei Romani. Nessuna di queste esaurisce la sua complessità. La guerra, infatti, è morte, dolore, sofferenza, violenza ed è un fenomeno sociale che ha enormi riflessi sulla vita civile, sul funzionamento degli Stati,  sulla cultura, sulla religione, sull'arte, sul costume, sull'economia, sui miti, sull'immaginario collettivo. Per questi motivi, l’informazione relativa a eventi bellicosi risulta altrettanto complessa e controversa, e spesso coesistono sfaccettature contrastanti capaci di cambiare la sua essenza, esaltandola o condannandola. L’informazione, nei tragici momenti di guerra, ha un ruolo fondamentale per la definizione di equilibri e squilibri in relazione alla vita sociale, alla sicurezza nazionale, agli andamenti stessi della guerra ed anche dal punto di vista economico.

In effetti, la guerra si combatte non solo con le armi, ma anche con le narrazioni e nell’ambito delle narrazioni oggi hanno un ruolo enorme le immagini: la comunicazione può essere persuasoria, spesso manipolatoria, capace di influenzare l’opinione pubblica non solo nei territori teatro di guerra ma in tutto il mondo.  Parallelamente alla violenza brutale delle armi di guerra si invera una guerra dell’informazione (Information Warfare) ed una guerra ibrida e cibernetica (Cyberwarfare), costituendo una vera e propria metodologia di approccio al conflitto armato, basato su fake news, diplomazia, guerre legali, e sull'uso di tecnologie elettroniche, informatiche e dei sistemi di telecomunicazione per l’intercettazione, l'alterazione e la distruzione dell'informazione dei nemici, per far sì che si mantenga un relativo equilibrio dell'informazione sul proprio fronte.

A qualsiasi ora del giorno o della notte, un telegiornale, uno speciale, un talk, il flusso delle news di alcuni network, aggiornano in tempo reale sugli avvenimenti e danno l’impressione di vivere la guerra in diretta. Un’overdose di immagini di distruzione e morte che elicita intense paure e angosce può portare alcune persone ad essere terrorizzate o addolorate come se stessero vivendo in prima persona l’orrore della guerra. Raccontare la guerra, pertanto, impone un uso di forme e linguaggi, adatti anche alle diverse età e fasce di pubblico, che, ad esempio, possono essere avvertite con appositi disclaimer prima di assistere a scene violente. 

 

La RAI è la principale fonte d’informazione in Italia. Tra TV, Radio, Web e offerte specializzate ha pochi simili, informa e aggiorna fra news e cultura ed è molto impegnata sul fronte etico-valoriale, come sostenuto dal suo Contratto di Servizio. In esso sono espressi diritti e doveri che trovino riscontro nella programmazione. Tra i fondamenti etici, oltre alla correttezza, la trasparenza, onestà e osservanza della legge, valore delle risorse umane, integrità delle persone, riservatezza, responsabilità verso la collettività, lealtà nella concorrenza, in tema di informazione di qualità sono da evidenziare:

  • la professionalità, che garantisca “il rigoroso rispetto della deontologia professionale da parte dei giornalisti e di tutti gli operatori del Servizio Pubblico, i quali sono tenuti a coniugare il principio della libertà con quello di responsabilità nel rispetto della dignità della persona”, 
  • il pluralismo, nella sua accezione più ampia che include il pluralismo nelle realtà locali, e 
  • l’imparzialità, cioè evitare ogni favoreggiamento e distinzione[1].

 

Come funziona l’informazione in tempo di guerra? 

Analogamente a qualunque tipo di informazione, il processo è basato su:

-       le fonti;

-       l’analisi;

-       la selezione.

Sono determinanti, inoltre, il tempo e i mezzi impiegati. 

In tempi di guerra, ognuno di questi aspetti rischia di essere imperniato sulla gestione e l'uso dell'informazione in ogni sua forma e a qualunque livello con lo scopo di assicurarsi un decisivo vantaggio militare, comunicare e influenzare contemporaneamente milioni di persone.

Formule comunicative stereotipate e ripetitive sono efficaci anche se presentano solo un aspetto della verità, e non diffondono una cultura che prediliga la via negoziale.

L’analisi è basata sulla capacità di comprensione ed elaborazione, applicazione di conoscenze e sintetizzazione. È difficile stabilire esattamente i nessi di causalità. È importante comprendere le cose e distinguere la realtà dalla sua interpretazione, dettata per lo più da pregiudizi.

La selezione delle fonti dipende dall’esito dell’analisi stessa, che determina, di per sé già un orientamento alla scelta. Il problema principale è la scarsità di fonti neutrali per la difficoltà di reperire testimonianze dirette di giornalisti internazionali presenti nel territorio e nella limitazione, a volte operativa, a volte politica, a mostrare soltanto ciò che viene concesso. Primo fa tutti, la presenza di inviati sul posto, la possibilità di questi ultimi di potersi muovere in sicurezza e liberamente, indipendenti da qualunque parte coinvolta nel conflitto, e poter osservare gli eventi direttamente, recuperare video, immagini, testimonianze e racconti. 

Qualunque sia la fonte, utilizzando gli strumenti della narrazione, il proprio format e stile, non è esonerata da errori.

 

Il Giusto equilibrio

Entrambe le parti di una guerra commettono delle malvagità, ma cosa vuol dire mantenere il giusto equilibrio rispetto alle ragioni e alle responsabilità profonde del conflitto? 

La realtà è complessa, non bisogna svilirsi nelle polarizzazioni, nel voyeurismo e nella spettacolarizzazione. Si auspica, quindi, in sintesi, un approccio dell’informazione a due dimensioni chiave, che caratterizzano la Media Education contemporanea: lo sviluppo del senso critico e la promozione della responsabilità etica[2].

Qui c’è il tema di chi parla, di chi si fa parlare, a che scopo? Il tuttologo o la fine conoscitrice della letteratura ucraina (per rimanere in tema)? Il geopolitico romano di grido o un testimone colto da Kiev? 

 

Che impatto ha l’informazione in tempo di guerra? 

L’impatto dell’informazione è decisivo sia sulle reazioni dell’avversario che sull’interpretazione dell’opinione pubblica e, quindi, dei possibili alleati internazionali, non solo nel presente ma anche su cosa accadrà dopo il conflitto.

La comunicazione di guerra, da sempre, è stata improntata a far emergere le vittorie del proprio schieramento, per sollevare il morale di truppe e popolo, a filtrare le notizie, piegandole alle proprie esigenze belliche, facendo quindi “propaganda”. Il rischio di propagare contenuti distorti e potenzialmente dannosi è elevato.

C’è un altro aspetto delicato da considerare. Come la guerra di aggressione della Russia in Ucraina ci ricorda, la guerra della comunicazione si combatte su diversi piani di temporalità: propaganda, disinformazione, malainformazione, fake news imperversano durante il conflitto, nel mentre si combatte. Ma andrebbero seriamente presi in considerazione anche in precedenza, anche molto prima che un conflitto scoppi. 
Chi ha intenzione di scatenare una guerra si prepara in anticipo sul piano stretegico-militare ma anche sul piano della comunicazione. Per orientare le pubbliche opinioni (la propria, quelle altrui) ci vuole tempo, pertanto chi sa già che andrà in guerra partirà in anticipo: lentamente, progressivamente, passo dopo passo diffonderà e instillerà idee,  informazioni, slogan, opinioni, credenze, chiavi di lettura che entrano nella sfera pubblica, e si sedimentano nell’immaginario collettivo del proprio paese e di altri paesi. Così, al momento opportuno – nel momento terribile in cui si passa alla guerra armata – quelle idee, informazioni, slogan, opinioni, credenze, chiavi di lettura per quanto false o di parte possano essere, funzionano da “riflesso condizionato”, sono “verità” acquisita, “ovvietà” di partenza, narrazione dominante che già impregna i media, la cultura e le mentalità. Non si tratta di complottismo, ma di prendere atto che nella cosiddetta società dell’informazione del XXI secolo riplasmata dal digitale anche la guerra si trasforma, si adatta, si ramifica. 

Nel prendere atto che le guerre si combattono oggi con potenti mezzi a tutti i livelli anche temporali (nell’immediato e nel medio-lungo periodo) occorre quindi attrezzarsi in modo nuovo: da un lato, per giungere il meno possibile “in ritardo” all’appuntamento con la Storia, dall’altro, scegliendo continuamente di “prefigurare” eventuali scenari negativi. 

Per fare un esempio concreto, se sospetto che una situazione di tensione possa sfociare in una guerra (non sia mai, ma se tale possibilità si annuncia e cresce come nubi nere in cielo prima di un temporale), ebbene mi devo porre “in anticipo” e “per scaramanzia” il problema di cosa racconterò, come lo racconterò,  e con chi (quali inviati, esperti, analisti, commentatori). 

Detto altrimenti, la contro-propaganda oggi necessita di un grande lavoro di “prevenzione”, di programmazione preventiva, di capacità di gestire in anticipo scenari possibili, probabili, alternativi. Dotarsi di strumenti adeguati in tal senso è una scommessa completamente nuova.

 

Che rapporto esiste tra la guerra e i media? Quali caratteristiche ha il racconto che i media fanno della guerra?

Oltre all’informazione fornita da veri e propri broadcast televisivi e radiofonici, una catena di giornali o un ente istituzionale, si sono affermati siti internet, portali e social networkcome spazi di accesso alle informazioni e, soprattutto, alle immagini della guerra. C’è però una differenza importante da considerare. Le informazioni nei telegiornali e nelle trasmissioni televisive sono frutto di analisi da parte di professionisti della comunicazione e del giornalismo, identificabili, con la volontà di darsi delle regole, come ad esempio, il codice deontologico della carta stampata e la “Carta di Treviso” voluta dall’ordine dei giornalisti. Da non sottovalutare poi il fatto che sono soprattutto i Media di Servizio Pubblico a darsi precise e stringenti procedure di verifica delle notizie, secondo lo slogan: meglio secondi ma autorevoli, che primi e

Invece, la restituzione della guerra nei social e nei media digitali è spesso senza filtri, senza mediazione, senza la scelta di un punto di vista, anche se non condiviso. 

Oltre a ciò, la possibilità per chiunque di commentare, diffonde caotico opinionismo, spesso non sostenuto da valori e da spirito di pace. 

La pluralità di voci, la maggior parte delle quali di matrice istituzionale, rende difficile la riconoscibilità dell’emittente, affievolendo la coerenza e la fiducia.

L’informazione, dunque, è attualmente resa farraginosa e frammentata dall’ammassarsi di fake news che inondano la rete e vengono ricondivise, diventando virali e accreditandone inconsapevolmente l’autenticità. 

Di conseguenza, si è passati dal controllo delle informazioni ad appannaggio privilegiato dei governi, alla demediazione per cui chiunque sappia muoversi nello sconfinato mondo di Internet è in grado di produrre e diffondere notizie, vere o false; sequesto, da un lato, significa libertà – infatti i regimi totalitari adottano spesso il controllo dell’informazione, censurando o addirittura oscurando i media che non supportano il regime, per oscurare la verità o per evitare dissidenti[3] - dall’altro porta con sé la deprofessionalizzazione.

Siamo di fronte al fenomeno denominato “infodemia”, ovvero un diffondersi rapido e incontrollato (“virale”) di notizie non necessariamente veritiere, che, come già accaduto durante la pandemia da Covid-19, “va interpretata come sovrabbondanza di attori che vogliono accreditarsi all’interno dei meccanismi di comunicazione pubblica-istituzionale e contemporanea inadeguatezza di strumenti tradizionali a fronte di uno scenario di crisi inedito.”[4]

 In situazioni di emergenza, tale fenomeno rende complessa la comunicazione con i cittadini e la diffusione dell’informazione verso i media attuata nel nostro Paese ed é  un’ulteriore conferma della necessità di costruire una cultura della comunicazione, cioè un modus operandi basato su solidi valori.

Secondo una <<logica post-mediale, per cui i media-strumento e i media-ambiente sempre più si stanno trasformando in un flusso infinito, inestricabile e ingovernabile di connessioni tra umano e digitale, la qualità e la pertinenza delle informazioni non ha più solo a che fare con scelte ideologiche e valoriali, ma con la traduzione in logiche algoritmiche e in esiti economici del concetto di notiziabilità: ha più peso la notizia che attrae maggiormente e che genera ulteriore volume di reazioni, non quella che è più pertinente con ciò che sta accadendo.>>[5]Per di più, se il conflitto si cronicizzerà, le notizie saranno meno coperte dai media, come è accaduto a suo tempo per la Cecenia, come sta accadendo per l’Afghanistan, ecc…[6]

Attrarre migliaia di followers, con un forte impatto sulla cultura di massa, essere eletti dal web un eroe positivo, generando un sentiment positivo (configurabile come una sorte di affetto) è attualmente lo strumento principalmente utilizzato anche in tragici frangenti di conflitto.

Non è una novità che la guerra sia un propulsore di innovazioni nei sistemi di comunicazione, generando anche vantaggi economici. Durante la Prima guerra mondiale si svilupparono apparecchiature sempre più compatte efficienti e Guglielmo Marconi progettò trasmettitori e ricevitori di maggiore potenza e sensibilità.

 

Social e potere nella Guerra Russia-Ucraina

Oggi, con la guerra in Ucraina, immagini di morte e distruzione irrompono quotidianamente nelle nostre case tramite la televisione e Internet.

L’avvio stesso dell’attacco è stato sancito da un discorso televisivo di Vladimir Putin, in cui, circondato da una scenografia maestosa, ha fornito le proprie motivazioni e obiettivi formali.  

Il racconto di Zelensky, al contrario, proprio attraverso i social, ha mostrato la straordinaria capacità di comprendere e adottare strategicamente le logiche comunicative del digitale e dei social. Anche nei suoi video-messaggi più drammatici, non sono mancati accenni ironici d’effetto .[7]

Lo stile comunicativo di Putin, il suo tono enfatico e il linguaggio talora misticheggiante, come l’artificio ideato sulla lettera “Z” che compare su alcuni carri armati russi ed è diventata un simbolo di supporto alla guerra indossata da politici, atleti e sui social scatenando polemiche, è uno stile che sembra voglia ripristinare l’autocrazia dell’impero sovietico, linea autoritaria e repressiva denunciata dalla giornalista Anna Politovskaja giustiziata da un killer nel 2006.

Secondo Massimiliano Panarari,  politologo e sociologo della comunicazione, il   presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky[8] ha creato un vero e proprio metodo di comunicazione in tempi di guerra con il coinvolgimento dei social, come strumento liberale di informazione e propaganda.[9]  Zelensky impronta la sua comunicazione sulla narrazione, si mostra sempre insieme ai suoi soldati, che si prende concretamente le sue responsabilità sino ad essere pronto a morire, e mostra anche, in maniera incessante, il suo tentativo di rafforzare ulteriormente l’appoggio internazionale alla causa ucraina impegnandosi nei colloqui diplomatici con i primi ministri di Polonia, Slovenia e Repubblica Ceca.

 

L’impegno della Rai

All’interno di un percorso di profonda innovazione già avviato, l’impegno del Servizio Pubblico è volto ad adottare nuovi modelli organizzativi e nuove forme di narrazione, in una società che muta velocemente. Trasformandosi da broadcaster a moderna Media Company, la Rai mantiene salda la consapevolezza che per raccontare la realtà tutta intera significa non solo far conoscere il reale, ma dargli senso e scopo; perciò, il ricorso alla mediazione è indispensabile. L’articolazione delle Direzioni di Genere pone al centro il prodotto e il contenuto fruibili su vari canali di comunicazione – TV, Radio, ma anche sulle piattaforme on demand, in rete e sui social, senza dimenticare la presenza sul territorio, nelle piazze, nelle sale cinematografiche, nei teatri e nelle sale da concerto. Prodotti e contenuti che esplorino nuovi formati, frutto di progetti crossmediali.

Attualmente, ad esempio, sul portale di RaiNews[10] è disponibile un’intera sezione dedicata alla Crisi Russia-Ucraina, per rimanere costantemente aggiornati; moltissimi approfondimenti sono disponibili grazie agli “Speciali TG1” e nella sezione “Guerre e Conflitti. Non solo: su RaiPlay[11] è possibile rivedere moltissimi programmi che arricchiscono la prospettiva sull’informazione, sulla Storia e sui conflitti: “Anni 20 notte”,programmimonografici come "Apocalypse - La prima guerra mondiale", le puntate de "La Grande Storia", "Il Tempo e la Storia", "Passato e Presente”, “Raccontare la Prima Guerra Mondiale, 14-18 Grande Guerra 100 anni dopo” e “La lunga strada del ritorno”, un docu-film che raccoglie le testimonianze dei reduci italiani della Seconda Guerra Mondiale, restaurando contenuti dalle Rai Teche.

Inserire Playlist24

Con uno sguardo esteso al mondo, sono disponibili anche altri reportage, come “Sei giorni, la guerra infinita” che racconta le metamorfosi generate dalla guerra nel Medio-Oriente di 50 anni fa grazie a materiali di repertorio e testimonianze di oggi. 

Con una formula un po’ diversa, un talk politico, a metà fra il rotocalco e il talk show, Agorà, con ospiti, inviati, servizi filmati, contributi video e aggiornamenti in diretta, dedica particolare attenzione anche alla Guerra Russia-Ucraina. In realtà, anche altri programmi di intrattenimento, come Domenica In, si occupano di informazione in una modalità più affine al pubblico di riferimento.

Per di più, il palinsesto si è arricchito con i contenuti di RaiPlay Sound[12] , che offre una sezione dedicata alla guerra in Ucraina. Tutti i programmi – dai più classici a quelli più innovativi, sono on demand e in podcast.

Possiamo citare, ad esempio, “Moka”, la prima rassegna stampa del mattino che anticipa fatti, notizie e analisi del giorno, e “Radio3 Mondo”, una rassegna stampa dedicata, invece, alle testate straniere, che mette a fuoco eventi, luoghi e storie del mondo e li attraverso le radio di tutto il mondo.

Sempre su RaiPlay Sound è disponibile “Zapping Radio 1”, un programma che parte con il giro del mondo in dieci tweet - il social che più di tutti coinvolge la politica –  prosegue con i titoli dei telegiornali, le notizie del giorno discusse e commentate da direttori, giornalisti, ascoltatori. Intervengono i protagonisti dell'imprenditoria, dell'economia, della politica, della cultura.

Nel palisensto radiofonico è presente anche “Tutta la città ne parla”, un programma che intreccia le competenze degli esperti, le testimonianze dei protagonisti, le riflessioni di storici, filosofi e scrittori, le esperienze dei cittadini e i messaggi degli ascoltatori, in ogni puntata accompagna in un viaggio dentro e oltre i fatti, per capire le notizie e le tendenze profonde del nostro tempo. Nella puntata “Ucraina. A che punto siamo?”[13] partendo da reportages dei quotidiani su Zaporizhzhia - città del sud dell’Ucraina occupata dalle militanze russe, nelle cui vicinanze risiede una grande centrale nucleare -  e Kherson, in cui si discute di un referendum per l’annessione alla Russia, ospita l’intervento di vari scrittori che si sono occupati del tema, alcuni residenti in loco, oltre a fornire un ampio e variegato confronto e quindi, una rivelante informazione di guerra.

Sul tema della guerra interviene anche “Che giorno è”:si occupa di cronaca, eccellenze, denunce, inchieste, informazione di servizio pubblico, attenzione a temi sociali e nuove tendenze. Lo fa cogliendo altri punti di vista con collegamenti con radio universitarie e con gli italiani che fanno comunità, nella nostra penisola e nel mondo. 

”Pagina 3” è un podcast che affronta il tema “Il potere delle immagini”[14]:un importante approfondimento di meta-informazione per far acquisire agli ascoltatori consapevolezze importanti sull’informazione in tempi di guerra. Partendo da "La guerra delle immagini", un articolo di Massimiliano Panarari sulla Stampa, affronta il tema dell’iconografia neozarista, che ha costituito uno strumento di propaganda interna e affermazione di potere e forza.Approfondisce, inoltre, “Il senso di Hitler” [15],  un film che compie un’indagine sull’influenza che Hitler continua ad esercitare sulla società, rilevando come ancora oggi sia <<un “influencer”>> [5].  In effetti, Hitler ha curato molto la comunicazione negli anni precedenti e durante la sua guida in Germania (1933-1945) e vedeva la guerra come strumentoessenziale per acquisire e mantenere il potere, oltre che per l'attuazione delle politiche naziste. È possibile leggere ilcapitolo VI del Mein Kampf, come conferma di quanto l’informazione possa essere potente e avere obiettivi manipolatori. Si legge, infatti, che “l'arte della propaganda consiste proprio nel riuscire a risvegliare l'immaginazione del pubblico attraverso un appello ai loro sentimenti, a trovare la forma psicologica appropriata che attragga l'attenzione e faccia appello al cuore delle masse nazionali. […]Questo sentimento [cioè quello delle masse], tuttavia, non è complesso, ma semplice e coerente. Non è altamente differenziato, ma ha solo le nozioni negative e positive di amore e di odio, giusto e sbagliato, la verità e la menzogna.”

A sostegno di nuove prospettive, invece, la Rai conferma in questa situazione d’emergenza il continuo impegno nella mission di offrire un Servizio Pubblico che sappia fornire una continua lettura della realtà ma anche strumenti per immaginare un futuro migliore. In quest’intento rientra la diffusione e la disponibilità su RaiPlay della campagna di raccolta fondiTelethon a sostegno dell'Ucraina "Embrace Ukraine — #StrivingTogether"[16] che si è tenuta il 21 giugno presso la Piazza dei Musei ad Amsterdam. L’evento ha radunato circa 15000 a sostegno dell’Ucraina, oltre a tutte le persone raggiunte durante l’Eurovision. L'evento si è tenuto prima della sessione del Consiglio europeo a Bruxelles. All'evento hanno partecipato star leggendarie –  tra cui una vera icona ucraina ed europea, Verka Serduchka – leader politici, attivisti civici e personalità della cultura, per esprimere la loro solidarietà e volontà di concedere all'Ucraina lo status di candidato all'UE. Per la raccolta fondi, è stato lanciato dal presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky UNITED24[17], tramite il quale tutti possono effettuare donazioni di beneficenza a sostegno dell'Ucraina per coprire le esigenze più urgenti. È un esempio di come i media permettono la diffusione di messaggi importanti a livello mondiale, non solo per i contenuti cognitivi, ma anche, e soprattutto, attraverso altri canali espressivi, artistici e grafici. Il simbolo grafico del progetto, in particolare, è un cuore anatomico, blu e giallo, con la mappa dell'Ucraina, che, esprimendo la forza di una vera e propria macchina a moto perpetuo che batte a ritmo con l'intero mondo civilizzato, infonde speranza. L’evento ha voluto mettere in luce l’appartenenza della cultura, l'arte e le tradizioni  ucraine nello spazio europeo, in un momento cruciale in cui l’Ucraina resiste all'aggressione della Federazione Russa, fungendo da scudo per l'intera Europa. Le scelte di produzione e di palinsesto rappresentano cruciali, a volte silenziose, azioni di informazione. Lo stesso Eurovision Song Contest[18] è stato coinvolto dalla situazione, poiché la decisione di esclusione della Russia ha comportato lunghe riflessioni degli organismi organizzatori, e alla fine ha prevalso l’idea che, essendo tale manifestazione culturale principalmente basata sul principio di unire le nazioni e celebrare la diversità attraverso la musica, non fosse accettabile ammettere alla competizione la Russia che, come istituzione politica, ha dimostrato orientamenti contrari a tali principi, nonostante alcuni russi siano distanti dal putinismo, dissidenti nelle piazze russe, e chi ha potuto ha mostrato il proprio rifiuto nei confronti della guerra.

Una modalità interessante di fare informazione è rintracciabile ancora in "Scialla Italia"[19], la nuova docu-serie in 10 puntate che racconta i grandi temi di attualità attraverso lo sguardo della nuova generazione senza filtri. Il primo episodio è dedicato alla Guerra, in cui un ragazzo, scelto tra alcuni candidati, inizia un viaggio fatto di incontri, interviste, esperienze.

Sono in arrivo programmi come la “Conferenza Stampa di Giovanni Benincasa e Valerio Lundini”, un programma in cui i giovani faranno le domande, strumento essenziale di conoscenza.

Sono stati, inoltre, introdotti programmi dedicati ai ragazzi come “TG Kids”[20], un telegiornale di cinque minuti, tutto dedicato ai ragazzi e alle ragazze tra gli 8 e i 14 anni, una nuova iniziativa co-prodotta da RaiNews24 e da Rai Ragazzi. Il Tg è strutturato dal racconto della notizia del giorno, dalla spiegazione della parola-chiave del momento, da un servizio di attualità e uno di approfondimento, con particolare attenzione anche ai temi culturali. Con il TG Kids, la Rai torna a raccontare le notizie ai ragazzi e alle ragazze, sulla scia di trasmissioni storiche come Tiggì Gulp, Tg Ragazzi e GT Ragazzi.

Analogalmente, “Approfondire il dramma della guerra - Parole di pace, parole di guerra”[21]ha l’obiettivo di aiutare i ragazzi a conoscere, capire, interpretare la drammaticità della guerra. L’idea nasce dalla necessità di dedicare ai ragazzi e alle ragazze uno spazio di lettura dei fatti quotidiani, con un linguaggio e una scelta delle immagini selezionati per loro, perché è importante raccontare la guerra anche ai ragazzi con le dovute accortezze e senza banalizzazione. 

Lo stesso obiettivo ha perseguito la diffusione del film di animazione “Mila”[22], nel quale, anche se ispirato a fatti realmente accaduti a Trento nel 1943, Mila rappresenta tutti i bambini, in qualsiasi guerra, di qualsiasi epoca, in particolar modo, grazie al fatto che la narrazione è priva di dialoghi e parla a ciascuno di noi grazie al linguaggio universale della musica.

Anche nella sezione ‘Film’ sono presenti numerosi titoli sulla guerra, che forniscono in una chiave artistica spunti di riflessione sulla guerra stimolando conoscenza, tra cui “Due lettere anonime”[23], un film del 1945 che racconta il fronte e la resistenza. 

Esplorando nelle piattaforme Rai e nelle Teche si possono scoprire tante altre fonti informative sulla guerra: anche se il senso di amarezza è certamente incolmabile, la conoscenza e la condivisione possono aiutare a elaborarla, trovare un senso comune e immaginare nuovi scenari di pace e serenità verso cui orientare le proprie scelte.

 

La Rai e IDMO contro la disinformazione

La Rai prosegue nel suo impegno contro la disinformazione anche attraverso la partecipazione a eventi dedicati, come l’International Fact Checking Day, tenutosi ad aprile 2022 nella sede Luiss di Viale Romania. Nel corso della giornata sono stati presentati i lavori avviati da IDMO (Italian Digital Media Observatory)[24], hub nazionale cofinanziato dall’Unione Europea per la lotta alla disinformazione online, che supporta e integra il lavoro di EDMO, l'European Digital Media Observatory.

Fake news. Come contrastarle? Se ne è parlato nell’incontro “Informazione e disinformazione ai tempi della guerra” che si è svolto al Salone Internazionale del Libro di Torino. Non si tratta di indicare cosa sia vero e cosa falso. L’obiettivo della Rai è piuttosto fornire strumenti e metodo, far esercitare il pensiero critico e permettere al cittadino/telespettatore di operare le proprie scelte e di formarsi le proprie opinioni con la consapevolezza dei mezzi digitali, mediatici e informativi.

Il panel è stato anche occasione per presentare al pubblico la ricerca “Media Literacy versus fake news”, realizzata dall’Ufficio Studi Rai in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e con IDMO (Italian Digital media Observatory): nell’ambito delle azioni Rai di Media Literacy, si inserisce la serie di incontri con le scuole dal titolo Media Literacy VS Fake News, organizzata da Rai Ufficio Studi, in collaborazione con Rainews24 e con il Coordinamento Sedi Regionali. 

Si tratta di un ricco programma formativo per le scuole per contrastare il fenomeno delle fake news. Le prime scuole coinvolte sono state tre realtà del Nord, Centro e Sud Italia: l’istituto di Istruzione Superiore Plana di Torino, il liceo Ginnasio Statale Orazio di Roma e il liceo Classico “G. Garibaldi” di Palermo. In ogni collegamento un giornalista Rai ha offerto ai ragazzi delle scuole superiori indicazioni utili per orientarsi nel mondo della disinformazione online, per riconoscere le fake news ed evitarle.

Nel quadro delle iniziative editoriali, Rai per il Sociale/Inclusione Digitale, in collaborazione con Rai Ufficio Studi e la Direzione Comunicazione, in occasione dell’incontro ha presentato la prima serie di “Pillole contro la disinformazione”[25], andate in onda su tutti i canali Rai e disponibili su RaiPlay: 11 brevi filmati pensati per promuovere l'alfabetizzazione digitale, e lo sviluppo del pensiero critico, con la serie 'Uniti contro la disinformazione'.

Guerra, pandemia, cambiamenti climatici, flussi migratori, diritti umani, elezioni politiche, mercati finanziari: la disinformazione investe ormai tutti gli ambiti dell'attualità e inquina l'ecosistema digitale con fake news, bufale e teorie del complotto, mettendo a dura prova anche la missione di servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale.

Per combatterla nel palinsesto di tutti i canali Rai, ci sono le Pillole contro la disinformazione, 11 brevi filmati pensati per promuovere l'alfabetizzazione digitale e lo sviluppo del pensiero critico

Tra i primi 11 titoli spiccano per attualità Nebbia di guerra, sul caos informativo nel conflitto Russia-Ucraina (in onda sulle reti generaliste già sabato 2), e La fabbrica dei troll, breve storia della "disinformazia" post-sovietica. Ma ci si occupa anche di chi non vuole riconoscere il cambiamento climatico (La macchina della negazione), del legame tra movimenti no-vax e complottismo (Infodemia), o della satira presa erroneamente sul serio (Non l'ho "falso" apposta).

 

La missione fondamentale del Servizio pubblico,  è quella di aiutare a comprendere la complessità per evitare che si trasformi in frammentazione, dare un senso al flusso ininterrotto di notizie e aiutare i cittadini ad affilare il proprio senso critico anche con adeguate conoscenze, restando fedeli al sistema di valori aperto e pluralista, dando voce e rappresentazione ai diversi punti di vista sull’attualità e sulla società, per costruire spazi di incontro con un pubblico differenziato.  

Questo compito è stato svolto egregiamente dai Broadcaster pubblici nati e cresciuti nel XX secolo. Oggi la sfida, non solo in Europa, è svolgere un’analoga missione fondamentale in un mondo colpletamente nuovo, in una sfera della comunicazione sempre più digitale e dominata per ora da attori privati e da logiche meramente commerciali; cioè, ritagliare in questa sfera della comunicazione digitale un ambito “pubblico”, di “servizio pubblico” rivolto a tutti i cittadini che sia di interesse generale. Non è né facile né evidente.

 

 

Bibliografia oltre a quanto indicato nelle note:

-        Sinossi tratte dal sito di Rai Play.



[1] Codice Etico Del Gruppo Rai Marzo 2020https://www.rai.it/dl/doc/1591374218798_codice%20etico%20da%20sito%20trasparenza.pdf

[2] La guerra nei media, rivelazione o rimozione? di Michele Marangi  in Speciale la guerra in classe – aprile 2022 Numero speciale Direttore: Pier Cesare Rivoltella https://www.morcelliana.net/img/cms/Materiali%20on%20line/essere%20a%20scuola/2022/Eas%20speciale%20guerra%20per%20web%20a-r-min.pdf

[3] Recentemente, un comunicato delle stesse autorità di due regioni separatiste filorusse dell’Ucraina Orientale hanno accusato il motore di ricerca di “promuovere” la violenza e il terrorismo contro i russi, per cui Google è stato bloccato. https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/07/22/ucraina-i-ribelli-del-donbass-bloccano-google-incita-alla-violenza-e-al-terrorismo-contro-i-russi-nuovi-bombardamenti-su-mykoalayv/6716198/

[4] Un’elaborazione del concetto in HUMANITIES - Anno IX, Numero 18, Dicembre 2020 DOI: 10.6092/2240-7715/2020.2.1-18 “Infodemia e comdemia: la comunicazione istituzionale e la sfida del Covid-19” di Marco Centorrino professore associato di Sociologia dei Processi culturali e comunicativi presso l’Università degli Studi di Messina. Fonte di altre considerazioni in questa scheda.

[5] La guerra nei media, rivelazione o rimozione? di Michele Marangi pubblicato in Essere a scuola - Numero speciale: la guerra in classe – aprile 2022

[6] In un recente articolo, sono rilevati tutti i conflitti o situazioni di crisi in tutto il mondo che potrebbero peggiorare o evolvere nei prossimi mesi, generalmente non considerati tra le  News: Non c’è solo la guerra Russia-Ucraina. Gli altri conflitti del 2022 raccontati con i grafici, https://www.infodata.ilsole24ore.com/2022/07/21/non-ce-solo-la-guerra-russia-ucraina-gli-altri-conflitti-del-2022-raccontati-grafici/?refresh_ce=1

[7] https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/30753534/volodymyr-zelensky-apre-fuoco-parlamento-ucraino-scena-agghiacciante.html

[8] https://www.rainews.it/articoli/2022/03/zelensky-e-la-comunicazione-politica-in-tempi-di-guerra--intervista-a-massimiliano-panarari-d3067f07-44a0-4058-acb6-861073078e6d.html

[9] https://www.rainews.it/articoli/2022/03/zelensky-e-la-comunicazione-politica-in-tempi-di-guerra--intervista-a-massimiliano-panarari-d3067f07-44a0-4058-acb6-861073078e6d.html

[10] https://www.rainews.it/

[11] https://www.raiplay.it/

[12] https://www.raiplaysound.it/

[13] https://www.raiplaysound.it/audio/2022/07/Tutta-la-citta-ne-parla-del-07072022-54680f1f-fdfe-45ac-afe3-66207665fb66.html

[14] https://www.raiplaysound.it/audio/2022/01/Pagina-3-del-25012022-7c1ee660-06eb-4a7a-bf02-1437dca888fe.html

[15] da un articolo on line su Joinmag.com di Claudio Vercelli ed un articolo su il Fatto Quotidiano <<“Il senso di Hitler” per Tik Tok. Il nazismo rivive sui social>> di Federico Pontiggia  https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/01/25/il-senso-di-hitler-per-tik-tok-il-nazismo-rivive-sui-social/6467445/  citati nel podcast di RaiPlay Sound. (v. nota 1).

[16] Embrace Ukraine #StrivingTogether - RaiPlay

[17] United24 - L'iniziativa del Presidente dell'Ucraina (u24.gov.ua)

[18] Eurovision Song Contest - RaiPlay

[19] https://www.raiplay.it/programmi/sciallaitalia

[20] in onda da martedì 3 maggio, alle 15.30, sul canale all news della Rai e in replica alle 21.50 su Rai Gulp: 

[21] https://www.raiplay.it/programmi/paroledipaceparolediguerra

[22]https://www.raiplay.it/programmi/mila

[23] https://www.raiplay.it/programmi/duelettereanonime

[24] https://www.idmo.it/

[25] https://www.raiplay.it/programmi/pillolecontroladisinformazione