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L'INFODEMIA

L’infodemia, quando l’abbondanza diventa un problema. Cos’è e come si combatte

di Carlotta Bizzarri Docente e assegnista di ricerca presso l’Università degli studi di Firenze

 

Articolo di riferimento: Le pericolose conseguenze dell’altra epidemia- Corriere.it

Infodemia è un neologismo di cui molti non conoscono il significato, sebbene sia u particolar modo da quando è scoppiata la crisi pandemica.

L’ Organizzazione Mondiale della Sanità a Marzo 2020 dichiara che l’emergenza sanitaria da Covid-19 sta causando l’insorgere di un’altra epidemia oltre al virus, quella dell’informazione non accurata, non verificata e spesso fasulla.Infodemic è il vocabolo inglese, formato dalla crasi di “information” e “epidemic”, che è stato adottato per descrivere “la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”.

Da una parte è questione di disinformazione deliberata ovvero di una catena di notizie false messe in circolazione per creare panico, orientare comportamenti di acquisto o visioni politiche. Si pensi alla diffusione dell’informazione falsa, girata in Italia a inizio pandemia - prevalentemente su WhatsApp -riguardo agli effetti benefici della vitamina C nel combattere l’infezione da Coronavirus e che ha prodotto un aumento vertiginoso in pochi giorni delle vendite. Un’informazione banale, fondata sul sapere comune sull’effetto benefico delle vitamine, senza alcuna prova scientifica né fonte informativa affidabile e trasmessa attraverso un audio messaggio e non un canale ufficiale.

Dall’altra è questione di buone pratiche di comunicazione che, soprattutto in situazioni di emergenza, stentano ad affermarsi e della necessità, che si è imposta globalmente in questo anno e mezzo, di ripensare il modello di comunicazione del rischio. Ne è un esempio il fatto che la comunicazione sull’apertura dei vaccini anti Covid-19 avvenga in questo periodo prima sulle pagine social delle istituzioni o dei politici e poi attraverso i mezzi tradizionali di comunicazione. Una pratica di comunicazione diretta che rivendica il ruolo centrale dei social, l’immediatezza dell’informazione “a portata di pollice”, che facilita molti, ma ne esclude altrettanti, ad esempio chi non segue quella specifica pagina e chi non usa i social. 

Utilizzando una metafora potremmo dire che l’informazione è il mattoncino, il pezzetto di conoscenza “che fa la differenza” tra quello che sapevo prima e quello che so ora, come sosteneva Gregory Bateson.  Invece la comunicazione è come il manuale delle istruzioni di montaggio, il processo che permette all’informazione di arrivare e diffondersi e che, se non è scritto bene, ci fa perdere tempo, sbagliare, ricominciare da capo e costruire su basi non solide.

L’infodemia, come già descritto nel 2003 al tempo della Sars, si configura come un’epidemia parallela. Un virus di informazioni scorrette e comunicazione ridondante e non efficace che, soprattutto in momenti di emergenza, si diffonde attraverso la velocità della Rete, sulla base di interessi che non riescono ad essere governati dal sistema dei media tradizionali e digitali e sull’onda dell’emotività e dell’ansia del singolo cittadino.

 L’infodemia deteriora sia il mattoncino dell’informazione privandolo di quelle caratteristiche di solidità e di razionalità che gli permettono di integrarsi con gli altri, sia il manuale di istruzioni, impedendoci di costruire un’adeguata conoscenza in risposta alle domande del singolo e della comunità.

Tuttavia, come di fronte ad ogni malattia, non si può essere immuni né avere la medicina adatta a tutti, si può però allenare le difese immunitarie. La consapevolezza è la prima risposta alla disinformazione e alla cattiva comunicazione, andando alla radice del termine “con-sapere” è necessario mettere insieme conoscenze di diverso tipo per acquisire maggior padronanza del processo, non farsi sopraffare dalla sovrabbondanza e dalla velocità dell’informazione. In quale modo? Anzitutto sviluppando competenze digitali per: verificare la fonte delle informazioni in Rete, controllare l’aggiornamento dei siti, comprendere i meccanismi di funzionamento di un motore di ricerca. Quindi affidarsi a conoscenze con basi scientifiche non a titoli eclatanti o a informazioni mascherate da pubblicità. Infine, esercitare abilità analitiche e critiche prendendosi il tempo di analizzare e confrontare le notizie e le fonti senza farsi prendere dall’ansia.